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Glossario delle fotocamere

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Aberrazione

L'immagine formata da un obiettivo fotografico ideale ha le caratteristiche seguenti:
  1. Un punto risulta come un punto.
  2. Un piano perpendicolare all'asse ottico, ad esempio un muro, risulta come un piano.
  3. L'immagine formata dall'obiettivo ha la stessa forma del soggetto inquadrato.

Inoltre, l'obiettivo deve mostrare i colori reali del soggetto inquadrato. Se vengono utilizzati solo i raggi di luce che entrano nell'obiettivo in prossimità dell'asse ottico e la luce è monocromatica, ovvero con una specifica lunghezza d'onda, è possibile raggiungere le prestazioni ideali dell'obiettivo. Tuttavia, quando gli obiettivi fotografici sono utilizzati alla massima apertura per ottenere una luminosità sufficiente, dovendo far convergere la luce non solo in prossimità dell'asse ottico ma da tutte le aree dell'immagine, è estremamente difficile soddisfare le condizioni ideali precedentemente citate a causa della presenza dei seguenti fattori:

  • Poiché la maggior parte degli obiettivi è costituita unicamente da lenti con superfici sferiche, i raggi luminosi provenienti da un singolo punto del soggetto non vengono visti nell'immagine come un punto perfetto. Un problema inevitabile con le superfici sferiche.
  • La posizione del punto focale varia in base al tipo di luce, ovvero in base alla lunghezza d'onda.
  • Vi sono vari requisiti relativi alla modifica dell'angolo di campo, specialmente quando si utilizzano obiettivi grandangolari, zoom e tele.

Il termine generale utilizzato per descrivere la differenza tra l'immagine ideale e l'immagine effettiva su cui influiscono i fattori precedentemente citati, viene detta "aberrazione". Quindi, per realizzare un obiettivo a elevate prestazioni, è necessario che l'aberrazione sia estremamente ridotta per ottenere un risultato il più fedele possibile all'immagine ideale. L'aberrazione può essere classificata in due categorie distinte: l'aberrazione cromatica, che si verifica a causa delle differenze di lunghezza d'onda e l'aberrazione monocromatica, che si verifica anche per una singola lunghezza d'onda.

Aberrazione cromatica

Aberrazione cromatica Quando un fascio di luce bianca, ovvero luce composta da molti colori miscelati uniformemente tra loro che l'occhio non riesce a separare, passa attraverso un prisma, ed è visibile l'intero spettro dei colori sotto forma di arcobaleno. Questo fenomeno si verifica poiché l'indice di rifrazione del prisma e il tasso di dispersione varia in base alla lunghezza d'onda. Le lunghezze d'onda brevi vengono rifratte in modo molto più deciso rispetto a lunghezze d'onda inferiori. Questo fenomeno è maggiormente visibile in un prisma ma avviene anche negli obiettivi fotografici; dal momento che si verifica a differenti lunghezze d'onda, viene chiamato aberrazione cromatica. Esistono due tipi di aberrazione cromatica: "aberrazione cromatica assiale", in cui la posizione del punto focale sull'asse ottico varia in base alla lunghezza d'onda e la "differenza cromatica di ingrandimento", in cui l'ingrandimento dell'immagine nelle aree esterne varia in base alla lunghezza d'onda. Nelle fotografie l'aberrazione cromatica assiale si manifesta come una macchia o un chiarore e la differenza cromatica di ingrandimento appare come un contorno colorato. Negli obiettivi fotografici, l'aberrazione cromatica viene corretta mediante la combinazione di differenti tipi di lenti ottiche con differenti caratteristiche di rifrazione e dispersione. Poiché l'effetto dell'aberrazione cromatica aumenta con l'aumentare della lunghezza focale, una precisa correzione dell'aberrazione cromatica è particolarmente importante per ottenere immagini nitide con i teleobiettivi . Sebbene esista un limite al grado di correzione che si può ottenere con le lenti ottiche in vetro, è possibile raggiungere risultati importanti utilizzando materiali sintetici quali la fluorite o il vetro UD. L'aberrazione cromatica spesso viene anche chiamata "aberrazione cromatica longitudinale", poiché si verifica longitudinalmente all'asse ottico. La differenza cromatica di ingrandimento invece viene anche detta "aberrazione cromatica laterale", poiché si verifica lateralmente all'asse ottico.

Nota: sebbene l'aberrazione cromatica sia più evidente utilizzando le pellicole a colori, questo problema interessa anche le immagini in bianco e nero, manifestandosi con una riduzione di nitidezza dell'immagine.

Aberrazione sferica

Aberrazione sferica Questo tipo di aberrazione è presente in tutti gli obiettivi costituiti interamente da elementi sferici. L'aberrazione sferica causa ai raggi luminosi paralleli che attraversano il bordo di una lente di convergere su un punto focale più vicino rispetto a quello dei raggi luminosi che attraversano il centro della lente. La distanza di spostamento del punto focale lungo l'asse ottico è chiamata aberrazione sferica longitudinale. Il grado di aberrazione sferica tende ad aumentare negli obiettivi con aperture focali moloto luminose. Un'immagine affetta da aberrazione sferica è definita chiaramente nell'area in cui i raggi passano in prossimità dell'asse ottico ma si offusca man mano che i raggi luminosi si allontanano dal centro fino ai bordi della lente. L'offuscamento viene chiamato anche alone e il suo raggio è chiamato aberrazione sferica laterale. Come risultato, l'aberrazione sferica impatta sull'area dell'intera immagine, dal centro ai bordi, e produce un'immagine a basso contrasto che sembra coperta da un velo sottile. Correggere l'aberrazione sferica nelle lenti sferiche è molto difficile. Sebbene sia possibile utilizzare come rimedio due lenti, una convessa e una concava, nell'ambito di una determinata altezza di incidenza (distanza dall'asse ottico), esiste un limite al grado di correzione che è possibile ottenere con le lenti sferiche. In pratica, non è possibile eliminare del tutto l'aberrazione sferica. La percentuale di aberrazione sferica che rimane può essere eliminata in gran parte restringendo l'apertura del diaframma in modo da tagliare la luce periferica. Usando il diaframma completamente aperto negli obiettivi con aperture focali molto luminose, l'unico rimedio per compensare l'aberrazione sferica consiste nell'utilizzare lenti asferiche.

Angolo di campo

Angolo di campo Area della scena, esperessa come angolo, che può essere riprodotta dall'obiettivo come immagine nitida. L'angolo di campo diagonale nominale è definito come l'angolo formato da linee immaginarie che collegano il secondo punto principale dell'obiettivo con le due estremità della diagonale dell'immagine (43,2mm). I dati relativi agli obiettivi EF solitamente includono l'angolo di campo orizzontale (36mm) e verticale (24mm) oltre all'angolo di campo diagonale.

Apertura / apertura effettiva

L'apertura di un obiettivo è correlata al diametro del gruppo di raggi di luce che lo attraversa e determina la luminosità dell'immagine formata sul piano focale. L'apertura ottica (chiamata anche apertura effettiva) differisce dall'apertura reale poiché dipende dal diametro del gruppo di raggi di luce che attraversa l'obiettivo e non dal diametro effettivo dell'obiettivo.

Apertura angolare

L'angolo tra il punto del soggetto sull'asse ottico e il diametro della pupilla di entrata, oppure l'angolo tra il punto dell'immagine sull'asse ottico e il diametro della pupilla di uscita.

Apertura/chiusura del diaframma

L'apertura che regola il diametro del fascio luminoso che passa attraverso l'obiettivo. Negli obiettivi intercambiabili utilizzati con le fotocamere reflex, questo meccanismo viene solitamente realizzato con un diaframma a iride costituito da diverse lamelle il cui movimento consente di variarne il diametro di apertura. Negli obiettivi delle fotocamere reflex convenzionali, l'apertura del diaframma viene regolata ruotando un anello che si trova sulla parte frontale dell'obiettivo. Negli obiettivi delle fotocamere di ultima generazione, l'apertura del diaframma è invece solitamente controllato tramite un apposito dispositivo elettronico alloggiato nel corpo della fotocamera.

Apertura circolare

Alcuni obiettivi Canon utilizzano un nuovo diaframma ad apertura circolare caratterizzato da lamelle di apertura curvate che accentuano il movimento circolare quando il diaframma viene chiuso. Questo diaframma contribuisce a rendere più naturali gli effetti delle sfocature in controluce. In alcuni obiettivi, come l'obiettivo EF 70-200mm f/2.8L IS, l'apertura del diaframma è un movimento virtuale circolare da f/2.8 a f/5.6. Questi obiettivi presentano tutte le caratteristiche del precedente diaframma elettromagnetico Canon, ovvero chiusura del diaframma uniforme e silenziosa (con la fotocamera EOS-1v anche fino a 10fps), controllo di apertura privo di rumori e totale assenza di leve meccaniche o interruttori.

Apertura numerica (NA)

Valore utilizzato per esprimere la luminosità o la risoluzione del sistema ottico di un obiettivo. L'apertura numerica, solitamente indicata dalla sigla NA, è un valore numerico calcolato tramite la formula nsinØ, dove 2Ø è l'angolo (apertura angolare) a cui un punto oggetto sull'asse ottico entra nella pupilla di entrata e n è l'indice di rifrazione del soggetto su cui si trova il punto oggetto. Sebbene non venga spesso utilizzato negli obiettivi fotografici, il valore NA è solitamente riportato nelle lenti dei microscopi, dove è considerato come indicazione della risoluzione rispetto alla luminosità. È utile sapere che il valore NA corrisponde alla metà dell'inverso del numero F. Ad esempio, F 1 = NA 0,5, F 1,4 = NA 0,357, F2 = NA 0,25 e così via.

Asse ottico

Asse ottico La linea retta che passa tra i punti centrali delle superfici sferiche su ciascun lato di una lente. In altre parole, l'asse ottico è una linea centrale ipotetica che collega il centro di curvatura di ciascuna superficie di una lente. Negli obiettivi fotografici composti da più lenti, è importante allineare perfettamente l'asse ottico di tutte le lenti. Negli obiettivi zoom, composti da diversi gruppi di lenti che si spostano con movimenti complessi, è richiesta un'estrema precisione durante la fase di assemblaggio al fine di mantenere sempre allineato l'asse ottico.

B 

Bagliore (flare)

Alone Luce riflessa dalle superfici delle lenti, dall'interno della lente e dalle pareti interne a specchio della fotocamera, può raggiungere la pellicola e offuscare parte o tutta l'area dell'immagine, compromettendone la qualità. Questi riflessi non desiderati sono chiamati bagliori o "flare". Sebbene sia possibile ridurre i bagliori trattando le superfici delle lenti e applicando dei sistemi antiriflesso al barilotto e alla fotocamera, non è possibile eliminare del tutto questo problema. Si consiglia di applicare all'obiettivo, quando possibile, l'apposito paraluce. Il termine "flare" viene utilizzato anche per far riferimento agli aloni causati dall'aberrazione sferica e dall'aberrazione comatica.

C 

Cerchio immagine

Diametro del cerchio dell'immagine formato da un obiettivo. Gli obiettivi intercambiabili per le fotocamere reflex 35mm hanno il cerchio immagine con diametro pari alla diagonale dell'area dell'immagine di formato 24 x 36mm. Gli obiettivi EF generalmente hanno un cerchio immagine di circa 43,2mm. Gli obiettivi TS-E, invece, presentano un cerchio immagine di 58,6mm per assecondare il basculaggio e decentramento dell'obiettivo.

Che cosa è la "luce"?

Luce Secondo il dizionario, è possibile definire la luce in vari modi: 1. qualcosa che rende visibile gli oggetti o fornisce illuminazione; un agente o fonte luminosa, come il sole, una lampada o un raggio; 2. radiazione elettromagnetica a cui reagiscono gli organi della vista, con un intervallo comprendente le lunghezze d'onda che vanno da circa 4.000 a 7.700 angstrom, e si propaga alla velocità di circa 299.800 km al secondo e che include una forma simile di energia radiante a cui la retina non risponde, come i raggi ultravioletti o infrarossi; 3. un lampo o uno scintillio, come ad esempio degli occhi; 4. luce o illuminazione particolare in cui l'oggetto visto assume un determinato aspetto; 5. persona che offre un esempio illuminante o brillante; luminario; 6. illuminazione mentale o spirituale; 7. aspetto sotto il quale una cosa appare o viene considerata. La definizione che più ci aiuta per comprendere il concetto di luce che interessa la fotografia è la seconda. I tipi di radiazione elettromagnetica variano in base alla lunghezza d'onda. Partendo dalle lunghezze d'onda più corte, la radiazione elettromagnetica può essere classificata in raggi X, raggi ultravioletti, raggi di luce visibile, raggi infrarossi, raggi infrarossi lontani, microonde, onde ultracorte (VHF), onde corte, onde medie (MF) e onde lunghe. In fotografia, le lunghezze d'onda maggiormente utilizzate sono quelle della fascia della luce visibile (400nm - 700nm). Dal momento che la luce è un tipo di radiazione elettromagnetica, è possibile considerarla un tipo di onda nella categoria delle onde luminose. Un'onda luminosa è un'onda elettromagnetica in cui un campo elettrico e un campo magnetico vibrano ad angoli retti l'uno rispetto all'altro su un piano perpendicolare alla direzione della propagazione.. I due elementi di un'onda luminosa che possono effettivamente essere rilevati dall'occhio umano sono la lunghezza d'onda e l'ampiezza. Le differenze di lunghezza d'onda vengono percepite come colori (entro la gamma di luce visibile), mentre le differenze di ampiezza vengono percepite come differenze di luminosità (intensità della luce). Il terzo elemento non percepibile dall'occhio umano è la direzione della vibrazione entro la perpendicolare al piano rispetto alla direzione di propagazione delle onde luminose.

Circolo di confusione

Circle of confusion Dal momento che tutte le lenti presentano una determinata quantità di aberrazione sferica e astigmatismo, non possono convergere perfettamente i raggi da un punto del soggetto per formare un punto dell'immagine reale (ad esempio, un punto infinitesimale con area zero). In altre parole, le immagini si formano da un insieme di punti che occupano una determinata area, ovvero hanno una dimensione. Dal momento che le immagini diventano meno nitide man mano che la dimensione dei punti aumenta, i punti vengono chiamati circoli di confusione. Pertanto, per indicare la qualità delle lenti si utilizza il parametro del punto più piccolo che le lenti riescono a formare, ovvero il circolo di confusione minimo. La dimensione massima ammessa per il punto in un'immagine è chiamata circolo di confusione ammissibile.

Coma o aberrazione comatica

Aberrazione cromatica Il coma, o aberrazione comatica, è un fenomeno visibile nei bordi di un'immagine prodotto da una lente e dovrebbe essere corretto dall'aberrazione sferica. Questo difetto si manifesta con la trasformazione di un punto luce in un effetto cometa (il raggio luminoso attraversa la lente vicino al bordo con un angolo che produce l'effetto cometa). La cometa è orientata radialmente con la coda rivolta verso l'esterno o l'interno rispetto al centro dell'immagine. La macchia che risulta vicino ai bordi dell'immagine è chiamata chiarore comatico. Il coma, che si può verificare anche nelle lenti che riproducono correttamente un punto come un punto dell'asse ottico, è causato dalla differenza di rifrazione tra i raggi di un punto dell'asse esterno che passano attraverso il bordo delle lenti e il raggio di luce principale dello stesso punto che passa attraverso il centro della lente. Il coma aumenta all'aumentare dell'angolo del raggio principale che causa di conseguenza una diminuzione del contrasto in prossimità dei bordi dell'immagine. È possibile ottenere una determinata percentuale di miglioramento chiudendo il diaframma. Il coma può generare anche macchie nell'immagine, compromettendone la qualità. L'eliminazione dell'aberrazione sferica e del coma in un soggetto che si trova a una determinata distanza è chiamata aplanatismo. Le lenti in cui questi difetti sono stati corretti si chiamano lenti aplanatiche.

Contrasto

Contrasto Grado di distinzione tra aree di luminosità diversa in una fotografia (ad esempio, la differenza tra aree chiare e aree scure). Ad esempio, quando il rapporto di riproduzione tra il bianco e il nero è netto, il contrasto è alto; quando non lo è, il contrasto è basso. In generale, le lenti di qualità producono immagini di alta qualità con risoluzione e contrasto elevati.

Cos4law

Stato in cui la luce che viene deviata nelle aree periferiche dell'immagine aumenta all'aumentare dell'angolo di visualizzazione, anche quando le lenti sono completamente prive di vignettatura. L'immagine periferica viene formata da gruppi di raggi luminosi che passano attraverso le lenti con un determinato angolo rispetto all'asse ottico e la quantità di luce che viene deviata è proporzionale al coseno dell'angolo elevato alla quarta. Dal momento che questo è un fenomeno della fisica, non è possibile evitarlo. Tuttavia, con gli obiettivi grandangolari con angolo di visualizzazione molto ampio, è possibile ridurre l'effetto di diminuzione dell'illuminazione nell'area periferica aumentando l'efficienza del diaframma (il rapporto tra l'area della pupilla in entrata sull'asse interno e l'area della pupilla in entrata sull'asse esterno).

Curvatura di campo

Curvatura di campo La curvatura di campo è un fenomeno che deforma un'immagine piatta, curvandola. Questo fenomeno impedisce agli obiettivi di riprodurre l'immagine piatta di un soggetto piatto. Quando il centro dell'immagine è a fuoco, i bordi dell'immagine sono fuori fuoco e viceversa. Il grado di curvatura di campo è particolarmente correlato al metodo utilizzato per la correzione dell'astigmatismo. Dal momento che il piano dell'immagine ricade tra le superfici sagittali e meridionali dell'immagine, una buona correzione dell'astigmatismo genera una piccola curvatura di campo. Dal momento che la curvatura di campo è un difetto che anche chiudendo il diaframma non viene risolto, i progettisti hanno utilizzato diversi metodi per ridurre il più possibile il problema. Ad esempio, hanno cambiato la forma dei singoli componenti degli obiettivi e la posizione del diaframma. Tuttavia, per correggere contemporaneamente l'astigmatismo e la curvatura di campo è necessario che venga soddisfatta la Condizione di Petzval (1843). La Condizione di Petzval indica che un obiettivo è di ottima qualità quando l'inverso del prodotto dell'indice di rifrazione e la lunghezza focale della lente sommato al numero totale di lenti è zero. Questa somma è chiamata Somma di Petzval.

D 

Diaframma elettromagnetico EMD

Progettato per il trasferimento dei dati digitali dei sistemi EOS, in cui tutte le parti sono costituite da componenti elettronici, ogni obiettivo EF incorpora un diaframma elettromagnetico EMD che controlla elettronicamente il diametro di apertura del diaframma. Il diaframma elettromagnetico EMD è un dispositivo di azionamento di controllo composto da un motore e da un'unità a lamelle rotanti. Di seguito sono riportate le caratteristiche. Dal momento che il sistema è controllato in modo digitale, il livello di precisione è molto più alto rispetto ai sistemi a collegamento meccanico. Il piccolo sistema di lamelle rotanti assicura un'eccellente risposta e controllo all'apertura e alla chiusura del diaframma. L'eliminazione di parti meccaniche nel sistema di collegamento ha permesso di realizzare un diaframma estremamente silenzioso. Il sistema di montaggio completamente elettronico ha reso possibile la chiusura del diaframma e la conferma dell'impostazione e della profondità di campo con il semplice tocco di un pulsante. Il meccanismo che contraddistingue il diaframma elettromagnetico EMD rende questo strumento più affidabile e di lunga durata. I componenti di controllo del diaframma sono integrati in un'unica unità compatta. Inoltre, il sistema di controllo elettronico ha reso possibile progettare il layout dell'unità senza vincoli.

Diottria

Grado in cui i fasci di raggi luminosi che lasciano il mirino convergono o si disperdono. La diottria standard di tutte le fotocamere EOS è impostata su 1 dpt. Questa impostazione consente di vedere un'immagine dal mirino come se fosse alla distanza di 1m. Pertanto, se una persona non riesce a vedere chiaramente un'immagine dal mirino può installare sulla lente dell'oculare una lente di regolazione diottrica di supporto che, insieme alla diottria standard del mirino, consente di vedere chiaramente un oggetto alla distanza di un metro. I valori numerici riportati sulle lenti di regolazione diottrica delle fotocamere EOS indicano la diottria totale che si ottiene quando il supporto viene installato sulla fotocamera.

Diottria, acutezza visiva

Capacità visiva Capacità dell'occhio di distinguere i dettagli della forma di un oggetto. La diottria si esprime in valore numerico, che indica l'inverso dell'angolo visivo minimo a cui l'occhio riesce a distinguere chiaramente due punti o linee, ovvero la risoluzione dell'occhio in riferimento alla risoluzione 1'. (Il rapporto con una risoluzione pari a 1' assunto come 1.)

Dispersione

Fenomeno in cui le proprietà ottiche variano in base alla lunghezza d'onda della luce che passa attraverso il dispositivo ottico. Quando la luce passa attraverso una lente o un prisma, le caratteristiche di dispersione della lente o del prisma modificano l'indice di rifrazione. Questo indice varia in base alla lunghezza d'onda e quindi alla dispersione della luce. Al fenomeno di dispersione, a volte si fa riferimento anche con il termine dispersione del colore.

Dispersione parziale straordinaria

Dispersione parziale straordinaria L'occhio umano è in grado di percepire le lunghezze d'onda della luce monocromatica da 400nm (viola) a 700nm (rosso). Nell'ambito di questo intervallo, la differenza nell'indice di rifrazione tra due lunghezze d'onda differenti è chiamata dispersione parziale. La maggior parte degli strumenti ottici ordinari presentano caratteristiche simili di dispersione parziale. Tuttavia, le caratteristiche di dispersione parziale variano a seconda del materiale con cui sono costruite le lenti. Ad esempio, esistono lenti che presentano una notevole dispersione parziale alle lunghezze d'onda corte, lenti FK con un indice di rifrazione basso e poca dispersione, alla fluorite e lenti che invece presentano una notevole dispersione parziale alle lunghezze d'onda lunghe. Questi tipi di lenti sono classificati con caratteristiche di dispersione parziale straordinaria. Le lenti con queste proprietà vengono utilizzate negli obiettivi apocromatici per compensare l'aberrazione cromatica.

Distanza del soggetto

La distanza dal punto anteriore dell'obiettivo al soggetto.

Distanza di lavoro

La distanza che separa il bordo frontale dell'obiettivo dal soggetto. Si tratta di un fattore di grande importanza specialmente quando si scattano primi piani e macro.

Distanza di scatto (distanza della fotocamera)

Distanza di scatto La distanza dal piano pellicola (piano focale) al soggetto. La posizione del piano pellicola è indicato nella parte superiore della maggior parte delle fotocamere da un simbolo speciale simile al seguente.
Simbolo della distanza di scatto

Distanza immagine

Distanza dal punto posteriore dell'obiettivo al piano pellicola quando il soggetto che viene messo a fuoco si trova a una determinata distanza.

Distanza iperfocale

Utilizzando il principio della profondità di campo, quando si agisce gradualmente sull'obiettivo per mettere a fuoco soggetti a distanza, alla fine verrà raggiunto un punto in cui il limite lontano della profondità di campo dietro il soggetto corrisponderà all'infinito. La distanza di scatto a questo punto, ovvero la distanza di scatto più vicina in cui rientra il punto "infinito" nella profondità di campo, è chiamata distanza iperfocale. Per calcolare la distanza iperfocale è possibile utilizzare la seguente formula :

Distanza iperfocale = f² / (d ∙ F)

f: lunghezza focale
F: numero F
d: diametro minimo del circolo di confusione

Pertanto, preimpostando l'obiettivo sulla distanza iperfocale, la profondità di campo si estenderà dalla metà della distanza iperfocale fino all'infinito. Questo metodo è utile per preimpostare una profondità di campo lunga e scattare foto senza preoccuparsi di regolare il fuoco dell'obiettivo, specialmente quando si utilizza un obiettivo grandangolare. Ad esempio, se si imposta l'obiettivo EF 24mm su f/11 e la distanza di scatto è impostata sulla distanza iperfocale di circa 1,5m, tutti i soggetti che rientrano nell'area da circa 70cm dalla fotocamera all'infinito saranno a fuoco.

Distanza meccanica

Distanza tra il bordo frontale del barilotto dell'obiettivo e il piano pellicola.

E 

Elevata qualità in tutta l'area dell'immagine

Per raggiungere un elevato livello di nitidezza sia al centro che ai bordi di un'immagine quando si scatta con un teleobiettivo, l'indice di rifrazione della lente convessa anteriore dell'obiettivo deve essere il più basso possibile. In base a questo principio, l'uso della fluorite, che presenta un basso indice di rifrazione, può effettivamente migliorare la qualità dell'intera immagine.

Eliminazione completa dello spettro secondario

Quando una lente convessa alla fluorite viene combinata con una lente ottica concava in vetro ad ampia dispersione per correggere le lunghezze d'onda della luce rossa e blu, le caratteristiche di dispersione parziale della fluorite compensa efficacemente anche la lunghezza d'onda del verde. In questo modo, viene notevolemente ridotta la presenza dello spettro secondario, riunendo tutte e tre le lunghezze d'onda ~ rosso, verde e blu ~ allo stesso punto focale per realizzare una compensazione dell'aberrazione cromatica (correzione apocromatica) praticamente ideale.

Emmetropia (vista normale)

La condizione in cui si trova l'occhio quando l'immagine di un punto a distanza infinita viene formata nella retina, con l'occhio non sottoposto a sforzo.

Estensione lineare del gruppo anteriore


Quando il gruppo posteriore rimane fisso e solo il gruppo frontale si sposta linearmente avanti e indietro durante la messa a fuoco. Esempi di obiettivi con movimento lineare del gruppo anteriore sono l'obiettivo EF 50mm f/2.5 Compact Macro e l'obiettivo EF 85mm f/1.2L USM.

Estensione lineare dell'obiettivo

Obiettivo in cui l'intero sistema ottico si sposta avanti e indietro durante la messa a fuoco. Esempi rappresentativi di obiettivi che utilizzano questo tipo di messa a fuoco sono l'obiettivo EF 50mm f/1.8 II e l'obiettivo TS-E 90mm f/2.8.

F 

Fascio parallelo di raggi luminosi

Gruppo di raggi luminosi che viaggiano parallelamente all'asse ottico da un punto a distanza infinita. Quando i raggi attraversano una lente, convergono con una forma a cono per formare un punto nel piano pellicola.

Fattore di ingrandimento

Ingrandimento dell'immagine Rapporto (in termini di lunghezza) tra la dimensione reale del soggetto e la dimensione dell'immagine riprodotta sulla pellicola. Un obiettivo macro con indicazione di ingrandimento 1:1 è in grado di riprodurre un'immagine su pellicola con le dimensioni uguali a quelle del soggetto reale. L'ingrandimento viene generalmente espresso come valore proporzionale che indica la dimensione dell'immagine rispetto alla dimensione reale del soggetto. (Ad esempio, un livello di ingrandimento 1:4 viene espresso come 0,25x)

Filtro a polarizzazione circolare

Un filtro a polarizzazione circolare funziona allo stesso modo di un filtro a polarizzazione lineare, ad eccezione del fatto che lascia passare la componente di vibrazione luminosa solo in una determinata direzione. Di conseguenza, i componenti di un raggio luminoso che passano tramite un filtro a polarizzazione circolare sono diversi da quelli che passano tramite un filtro a polarizzazione lineare in quanto la componente di vibrazione ruota in un modello a spirale man mano che si propaga. Il filtro non interferisce con l'effetto dello specchio semiriflettente e pertanto è possibile utilizzarlo con le normali funzioni TTL-AE e AF. Quando si intende applicare un filtro polarizzante con una fotocamera EOS, assicurarsi di utilizzare sempre un filtro a polarizzazione circolare. Un filtro a polarizzazione circolare riesce a eliminare i riflessi della luce allo stesso modo di un filtro a polarizzazione lineare.

Filtro a polarizzazione lineare

Filtro che lascia passare solo la componente di vibrazione luminosa in una determinata direzione. Dal momento che la componente di vibrazione della luce che può passare nel filtro è lineare in natura, il filtro è chiamato filtro a polarizzazione lineare. Questo tipo di filtro elimina i riflessi del vetro e dell'acqua allo stesso modo di un filtro a polarizzazione circolare. Tuttavia, non può essere utilizzato efficacemente con la maggior parte delle fotocamere autofocus e ad esposizione automatica; ad esempio, genera errori di esposizione nelle fotocamere AE con sistemi di controllo TTL basati su specchi semiriflettenti e genera errori di messa a fuoco nelle fotocamere AF con sistemi di mirino basati su specchi semiriflettenti.

Flangia posteriore

Lunghezza di flangia posteriore Indica la distanza tra la superficie di riferimento di montaggio dell'obiettivo e il piano focale (piano pellicola). Nei sistemi EOS, la flangia posteriore corrisponde a 44mm per tutte le fotocamere. Al termine flangia posteriore si fa riferimento anche con il termine distanza focale-flangia.

Fluorite

La fluorite presenta un indice di rifrazione e dispersione estremamente basso rispetto alle normali lenti e caratteristiche di dispersione parziale speciali (dispersione parziale straordinaria). Utilizzata insieme alle lenti, la fluorite consente di correggere quasi del tutto le aberrazioni cromatiche. Questa caratteristica è nota da tempo e già nel 1880 la fluorite naturale veniva utilizzata nelle lenti degli obiettivi apocromatici dei microscopi. Tuttavia, dal momento che la fluorite naturale è un elemento dalle piccole dimensioni, non è facile utilizzarla nella realizzazione delle lenti fotografiche. Per risolvere questo problema, Canon sviluppò nel 1968 una particolare tecnologia di produzione di cristalli di fluorite artificiale dalle dimensioni più grandi. Ciò ha permesso di utilizzare la fluorite nelle lenti fotografiche.

Funzione AF Stop

Un'altra funzione esclusiva dei teleobiettivi Canon con stabilizzatore d'immagine. Sul barilotto esterno, vicino alla parte frontale dell'obiettivo, sono presenti quattro pulsanti; premendone uno, viene attivato il blocco temporaneo della messa a fuoco automatica (AF) se la fotocamera è in modalità AI Servo AF. Le funzioni personalizzate di molti modelli EOS consentono di assegnare a questi pulsanti una serie di funzioni.

G 

Grafico MTF

Diagramma MTF I grafici MTF (Modulation Transfer Function) consentono di valutare i diversi livelli di nitidezza e contrasto forniti dagli obiettivi fotografici. Il grafico si basa sulla capacità di risoluzione della nitidezza, prendendo come esame serie ripetute di linee parallele molto sottili, e sulla capacità di risoluzione del contrasto tra aree chiare e scure, prendendo come riferimento serie di linee parallele più spesse. Le serie ripetute di linee molto sottili vengono create parallelamente alla diagonale che passa in un fotogramma da 35mm, da angolo ad angolo, direttamente tramite il centro esatto dell'area dell'immagine. Queste linee vengono chiamate linee sagittali, a cui si fa a volte riferimento con la lettera S nei grafici MTF Canon. All'angolo di 90° di queste linee, vengono tracciate altre serie di linee ripetute, chiamate linee meridionali (contraddistinte dalla lettera M). Le linee parallele, estremamente sottili, ripetute (30 linee per millimetro) misurano la capacità che ha l'obiettivo a riprendere dettagli nitidi, ovvero la sua risoluzione. Ancora più importante per i progettisti di strumenti ottici è la capacità di definizione del contrasto degli obiettivi, che viene misurata con serie di linee più spesse parallele ripetute (10 linee per millimetro). A prima vista, potrebbe sembrare che qualsiasi obiettivo di buona qualità sia in grado di riprodurre le linee parallele che corrono lungo la diagonale della pellicola con la stessa precisione delle linee che invece la attraversano perpendicolarmente. Tuttavia, nella realtà, tutto questo non sempre si verifica. Specialmente nel caso della direzione meridionale, aumenta la difficoltà di riprodurre le serie di linee sottili man mano che ci si sposta dal centro dell'immagine verso uno degli angoli. Infatti, la maggior parte degli obiettivi è in grado di riprodurre in modo più nitido i particolari al centro del fotogramma rispetto a quelli che si trovano vicino ai bordi. I grafici MTF visualizzano le prestazioni degli obiettivi dal centro dell'obiettivo verso l'angolo. L'asse orizzontale del grafico, con etichette da 0 a 20 e oltre, rappresenta la distanza tra il centro morto (0) di un'immagine a 35mm lungo la linea diagonale e l'angolo del fotogramma, distante circa 21,5mm. L'asse verticale del grafico è una scala che rappresenta il livello di precisione con cui vengono riprodotte le serie di linee sottili e più spesse, sia nella direzione sagittale (parallele alla diagonale del formato pellicola) che nella direzione meridionale. In un grafico MTF, le linee continue indicano le prestazioni delle linee sagittali (parallele alla diagonale della pellicola); le linee tratteggiate indicano le prestazioni delle linee meridionali perpendicolari. In teoria, il grafico MTF di un obiettivo perfetto dovrebbe riportare solo una linea retta orizzontale lungo il margine superiore del grafico, che indica il 100% di precisione della riproduzione dal centro dell'immagine (lato sinistro del grafico) agli angoli (lato destro del grafico). Naturalmente, nessun produttore di fotocamere reflex è in grado di fornire un obiettivo con questo livello di perfezione. Pertanto, solitamente un grafico MTF mostra linee che tendono a curvare verso il basso man mano che si procede verso destra. La curva indica le prestazioni dell'obiettivo dal centro agli angoli dell'inquadratura. I grafici MTF Canon forniscono risultati per due diverse aperture del diaframma: diaframma completamente aperto e chiuso a f/8, con la messa a fuoco dell'obiettivo impostata su infinito. Sebbene i grafici MTF non includano molti fattori che possano aiutare nella scelta di un obiettivo (ad esempio, le dimensioni, il costo, la maneggevolezza, la minima distanza di messa a fuoco, la velocità dell'otturatore, l'assorbimento lineare, l'illuminazione e, naturalmente, le funzioni quali la stabilizzazione), forniscono alcune caratteristiche ottiche di cui hanno bisogno gli utenti alla ricerca di particolari obiettivi.

I 

Immagine fantasma

Tipo di effetto "flare" che si verifica quando la luce del sole, o di altre sorgenti luminose molto forti, è compresa nella scena e una serie complessa di riflessi tra le superfici delle lenti genera un riflesso visibile chiaramente nell'immagine in una posizione simmetricamente opposta alla sorgente luminosa. Questo fenomeno, per differenziarlo dall'effetto "flare", viene chiamato "immagine fantasma" a causa della forma che genera. Le immagini fantasma causate dai riflessi sulle superfici che si trovano davanti al diaframma hanno la stessa forma dell'apertura del diaframma. Le immagini fantasma causate dai riflessi dietro il diaframma risultano come aree sfocate. Dal momento che le immagini fantasma possono essere generate anche da sorgenti luminose molto forti che si trovano all'esterno dell'area dell'immagine, si consiglia di utilizzare un paraluce o un altro dispositivo simile per proteggere l'immagine dalla luce non desiderata. È possibile controllare la presenza di immagini fantasma prima dello scatto osservando la scena dal mirino e utilizzando la funzione di controllo della profondità di campo per bloccare l'obiettivo all'apertura del diaframma da utilizzare durante la fase di esposizione.

Illuminazione periferica

Illuminazione periferica La luminosità di un obiettivo è determinata dal numero F. Questo valore indica però solo la luminosità in corrispondenza dell'asse ottico, ovvero al centro dell'immagine. La luminosità (illuminanza della superficie dell'immagine) al bordo dell'immagine è chiamata illuminazione periferica ed è espressa come percentuale (%) della quantità di illuminazione presente al centro dell'immagine. L'illuminazione periferica è soggetta alla vignettatura e all'effetto cos4 (coseno 4) presente negli obiettivi è inevitabilmente più bassa rispetto all'illuminazione al centro dell'immagine.

Indice di rifrazione

Valore numerico che indica il grado di rifrazione di un elemento, espresso dalla formula n=sin i/sin r. È una costante non correlata all'angolo di incidenza dei raggi luminosi e indica l'indice rifrattivo dell'elemento rifrattore rispetto all'elemento colpito dalla luce. Per le lenti degli obiettivi in generale, "n" solitamente indica l'indice di rifrazione del vetro rispetto all'aria.

L 

Le cinque aberrazioni di Seidel

Nel 1856, il fisico tedesco Seidel ha scoperto l'esistenza di cinque tipi di aberrazioni ottiche che si verificano con la luce monocromatica (a singola lunghezza d'onda) Queste aberrazioni sono chiamate le cinque aberrazioni di Seidel.

Lente a schema simmetrico

Obiettivo simmetrico

Tipo di lente in cui il gruppo di lenti posto dietro il diaframma ha pressoché la stessa forma e configurazione del gruppo di lenti che si trova davanti al diaframma. Le lenti a schema simmetrico vengono ulteriormente classificate in varie tipologie, quali Gauss, Tripletto, Tessar, Topogon e Ortometriche. Di queste, il tipo che utilizza lo schema Gauss e le sue derivazioni rappresentano la configurazione più diffusa utilizzata oggi,

  • in quanto la loro disposizione simmetrica consente una correzione ben bilanciata di tutti i tipi di aberrazione.
  • Inoltre, consente di ottenere una profondità di fuoco relativamente lunga.

L'obiettivo Canon 50mm f/1.8 lanciato nel 1951riuscì ad eliminare l'aberrazione comatica che costituiva l'unico punto debole delle lenti di tipo Gauss dell'epoca, divenendo così, in virtù del notevole miglioramento delle prestazioni offerte, uno storico punto di svolta nella storia dell'ottica . Canon utilizza ancora oggi lo schema di Gauss in obiettivi come EF 50mm f/1.8 II, EF 50mm f/1.0L USM, EF 50mm f/1.4 USM ed EF 85mm f/1.2L USM. Le configurazioni simmetriche a Tripletto e secondo lo schema Tessar sono comunemente utilizzate oggi nella costruzione delle fotocamere compatte equipaggiate con obiettivi a lunghezza focale fissa.

Lente d'aria

Lente d'aria Lo spazio che esiste tra le lenti di un obiettivo fotografico deve essere considerato come una lente di vetro con lo stesso indice di rifrazione dell'aria (1.0). Uno spazio d'aria progettato prendendo in considerazione questo principio viene chiamato "lente d'aria". Poiché la rifrazione di una lente d'aria è opposta alla rifrazione di una lente di vetro, la forma convessa agisce come una lente concava e viceversa. Questo principio è stato dimostrato nel 1898 da Emil von Hoegh che lavorava presso la società tedesca Goerz.

Lente di Fresnel

Lente di Fresnel Tipo di lente convessa, composta da una serie di anelli a gradinata concentrici, ottenuti come sezioni di superfici convesse; l'effetto combinato di tali anelli è quello di una lente di forma normale di uguale apertura ma molto più spessa. In una fotocamera reflex, al fine di direzionare in modo efficiente la luce periferica diffusa all'oculare, il lato opposto della superficie dello schermo della messa a fuoco è composto da una lente Fresnel con passo pari a 0,05mm. Le lenti Fresnel sono comunemente utilizzate nei flash e si contraddistinguono da righe circolari concentriche visibili sullo schermo di diffusione bianco che copre la lampada flash. La lente di proiezione utilizzata per proiettare la luce da un faro è un esempio di lente di Fresnel gigante.

Lenti asferiche

Gli obiettivi fotografici solitamente sono composti da più lenti, ognuna delle quali, se non diversamente specificato, ha la superficie sferica. A causa della forma sferica, risulta particolarmente difficile correggere l'aberrazione sferica negli obiettivi a grande apertura e la distorsione negli obiettivi super-grandangolari. Una lente speciale con superficie curva ma non sferica, la cui forma è ideale per correggere le aberrazioni, viene chiamata asferica. I principi teorici sull'utilità delle lenti asferiche erano ben noti damolto tempo, ma a causa dell'estrema difficoltà del processo di creazione e dei problemi relativi alla precisione delle misurazioni di questo tipo di lenti, è stato possibile mettere in pratica tali principi solo recentemente. Il primo obiettivo fotografico reflex su cui è stata utilizzata una lente asferica è stato l'obiettivo Canon FD 55mm f/1.2AL, realizzato nel marzo del 1971. Leica ha prodotto l'obiettivo 50mm f/1.2 Noctilux con lenti asferiche per le proprie fotocamere con telemetro, molti anni prima del 1971.

Grazie ai rivoluzionari metodi di produzione attuali, gli obiettivi Canon EF utilizzano ora vari tipi di lenti asferiche, quali ad esempio smerigliate o lucidate, GMo (Glass Molded) ultra-precise, composite e replica.

Luce polarizzata

Luce polarizzata Dal momento che la luce è un tipo di onda elettromagnetica, può essere immaginata come una vibrazione uniforme che si propaga in tutte le direzioni in un piano perpendicolare alla direzione della propagazione. Questo tipo di luce è chiamato luce naturale o anche luce polarizzata normale. Se la direzione della vibrazione della luce naturale diventa polarizzata per un qualche motivo, la luce viene chiamata luce polarizzata. Quando la luce naturale viene riflessa dalla superficie del vetro o dell'acqua, ad esempio, la luce riflessa vibra in una sola direzione ed è completamente polarizzata. Inoltre, in una giornata di sole, la luce che arriva dal cielo a un angolo di 90 gradi dal sole si polarizza a causa dell'effetto delle particelle e delle molecole di aria presenti nell'atmosfera. Anche gli specchi semiriflettenti utilizzati nelle fotocamere reflex autofocus causano la polarizzazione della luce.

Lunghezza dell'estensione

Riferito a un obiettivo in cui l'intero sistema ottico viene spostato avanti e indietro per la messa fuoco di un soggetto. Questo termine indica lo spostamento necessario dell'obiettivo per mettere a fuoco un soggetto a una distanza limitata rispetto alla posizione di fuoco infinito.

Lunghezza focale

Lunghezza focale Quando i raggi luminosi paralleli attraversano l'obiettivo parallelo all'asse ottico, la distanza lungo l'asse ottico che intercorre tra il secondo punto principale dell'obiettivo (punto principale posteriore) e il punto focale è chiamata lunghezza focale. In altre parole, la lunghezza focale di un obiettivo è la distanza lungo l'asse ottico tra il secondo punto principale dell'obiettivo e il piano pellicola quando la messa a fuoco dell'obiettivo è impostata su infinito.

M 

Messa a fuoco interna

Messa a fuoco eseguita spostando uno o più gruppi di lenti posizionati tra il gruppo di lenti anteriore e il diaframma.

Messa a fuoco manuale sempre disponibile

Sistema che permette a un fotografo di ruotare la ghiera di messa a fuoco dell'obiettivo per "focheggiare" manualmente mentre l'interruttore AF/MF dell'obiettivo è impostato sulla modalità autofocus. Oltre la metà degli obiettivi EF Canon con motore ultrasonico USM ha questa funzione.

Messa a fuoco posteriore

La messa a fuoco viene eseguita spostando una o più lenti che si trovano all'interno dell'obiettivo, dietro il diaframma. Spostando gli elementi interni, il peso da spostare è minore, e pertanto la messa a fuoco risulta essere più veloce ed efficiente. Inoltre, questa è la caratteristica ideale per i fotografi che utilizzando filtri: avere un obiettivo che non sposta il gruppo frontale dell'obiettivo durante la messa a fuoco.

Miopia

La condizione in cui si trova l'occhio quando l'immagine di un punto a distanza infinita viene formata davanti alla retina, con l'occhio non sottoposto a sforzo.

Motore Micro USM

Motore a ultrasuoni micro USM è un motore avanzato "ultrasonico in miniatura". Di seguito vengono riportate le caratteristiche.

Motore ultrasonico (USM, Ultrasonic Motor)

Nel 1987 Canon è stato il primo produttore di fotocamere a utilizzare un motore ultrasonico USM (Ultrasonic Motor), con l'obiettivo EF 300mm f/2.8L USM che stupì il mondo con le sue silenziose prestazioni di messa a fuoco automatica superveloce. Nel 1990, Canon ha sviluppato il motore USM ad anello a costi ridotti, che poteva essere montatosu vari obiettivi, a prezzi più convenienti. Questo evento fu seguito, nel 1992, dallo sviluppo del nuovo tipo di motore a ultrasuoni USM che consentiva l'automazione della produzione. Giorno dopo giorno, Canon sta raggiungendo il traguardo di equipaggiare ogni obiettivo EF di un motore USM. Il motore ultrasonico (USM) di tipo anulare è caratterizzato da bassa velocità e coppia elevata necessarie per la trazione diretta. La coppia elevata consente al freno a disco di mantenere automaticamente in posizione l'obiettivo quando il motore si arresta. La sua costruzione è estremamente semplice, l'uso è pressoché privo di rumori e dimostra un'eccellente risposta all'avvio/arresto. L'efficienza elevata e il basso consumo di energia consentono all'obiettivo di essere alimentato dalla batteria della fotocamera. La forma ad anello del motore è particolarmente adatta alle applicazioni che utilizzano i barilotti, e la bassa velocità di rotazione rappresenta la soluzione ideale per la trasmissione dell'obbiettivo. Il controllo della velocità di rotazione copre un intervallo variabile da 0,2 rpm a 80 rpm, per assicurare un controllo della trasmissione dell'obiettivo di alta velocità ed elevata precisione. Inoltre, è disponibile la messa a fuoco manuale elettronica a sensibilità variabile. L'ampio intervallo di temperature di funzionamento, da -30º C a +60º C, assicura un funzionamento affidabile anche nelle condizioni ambientali dalle temperature più estreme. Inoltre, tutto il controllo della trasmissione è eseguito dal microprocessore alloggiato all'interno dell'obiettivo.

O 

Obiettivo acromatico

Un obiettivo che corregge l'aberrazione cromatica relativa a due lunghezze d'onda della luce. Quando ci si riferisce a un obiettivo fotografico, le due lunghezze d'onda corrette si trovano nella gamma di colore blu-viola e giallo.

Obiettivo apocromatico

Un obiettivo che corregge l'aberrazione apocromatica di tre lunghezze d'onda della luce, riducendo notevolmente l'aberrazione nello spettro secondario. Iteleobiettivi EF Canon sono esempi di obiettivi apocromatici.

Obiettivi con lenti UD

Le lenti alla fluorite sono estremamente costose a causa degli elevati costi di produzione dei cristalli di fluorite sintetica. Le lenti a bassa dispersione (UD, Ultra-low Dispersion) sono comparse sul mercato nella seconda metà degli anni '70, introducendo uno speciale vetro ottico che fornisce caratteristiche simili alla fluorite ma a un costo minore soddisfacendo in questo modo un'altra esigenza dei progettisti. Sebbene gli indici di rifrazione e di dispersione delle lenti UD non siano bassi come quelli della fluorite, sono notevolmente inferiori ad altri tipi di lenti ottiche. Inoltre, le lenti UD evidenziano caratteristiche di dispersione parziale simili. Insieme ad altri fattori, la scelta della combinazione di lenti più adatta in rapporto alla lunghezza focale desiderata, può produrre quasi gli stessi risultati della fluorite (due elementi ottici UD equivalgono a un elemento alla fluorite). Il vetro super UD è stato presentato nel 1993 come un nuovo materiale in grado di fornire quasi le stesse prestazioni della fluorite, offrendo un nuovo punto di equilibrio tra riduzione dei costi e qualità elevata.

Obiettivi macro

Gli obiettivi macro sono ideali per fotografare da vicino soggetti quali i fiori, insetti e altri oggetti piccoli sia a dimensioni normali che ingranditi. Questi obiettivi sono caratterizzati da lenti di qualità, elevata definizione della nitidezza e fedeltà dei colori consentendo di ottenere immagini con il massimo realismo.

Obiettivi super UD

A causa dell'elevato costo della produzione di cristalli di fluorite sintetica, gli obiettivi alla fluorite sono estremamente costosi. Per risolvere questo problema, nella seconda metà degli anni '70 sono state introdotte le lenti UD (Ultra Low Dispersion) che hanno caratteristiche simili alla fluorite, ma costano molto meno. Sebbene gli indici di rifrazione e di dispersione delle lenti UD non siano pari ai livelli di quelli alla fluorite, sono comunque decisamente inferiori a quelli di altri tipi di lenti. Comunque, le lenti UD presentano caratteristiche di dispersione parziale simile a quelle della fluorite. Insieme ad altri fattori, la scelta della combinazione di lenti più adatta in rapporto alla lunghezza focale desiderata, può produrre quasi gli stessi risultati della fluorite (due elementi ottici UD equivalgono a un elemento alla fluorite). Il vetro super UD è stato presentato nel 1993 come un nuovo materiale in grado di fornire quasi le stesse prestazioni della fluorite, offrendo un nuovo punto di equilibrio tra riduzione dei costi e qualità elevata.

Obiettivi zoom

Un unico obiettivo zoom è in grado di svolgere il lavoro di diversi obiettivi con lunghezza focale fissa. Questo tipo di obiettivo consente infatti di catturare sia una scena nella sua interezza grazie all'impostazione grandangolo, che riprendere un primo piano, per cogliere un dettaglio particolarmente importante, in modalità teleobiettivo. I teleobiettivi aggiungono una dimensione in più alle prestazioni del sistema EOS. Poter seguire i soggetti in movimento, come atleti o animali in azione, e provare la profondità di campo e l'effetto compresso caratteristici del teleobiettivo, mentre godete questa dimensione in più delle capacità espressive.

Ombreggiatura

Fenomeno in cui la luce che entra in un obiettivo viene parzialmente bloccata da un'ostruzione, ad esempio un paraluce oppure un filtro. L'ombreggiatura può rendere gli angoli dell'immagine più scuri oppure l'intera immagine più chiara. Il termine ombreggiatura viene utilizzato in generale per i casi in cui la qualità di un'immagine viene degradata da un qualche tipo di ostacolo che impedisce a tutti i raggi luminosi di raggiungere l'immagine.

Ottica diffrattiva

L'ottica diffrattiva, una nuova tecnologia ottica rivoluzionaria per gli obiettivi, ha permesso di creare teleobiettivi più corti e meno pesanti dei teleobiettivi della precedente generazione. Questa nuova tecnologia migliora le prestazioni ottiche riducendo le aberrazioni cromatiche e le aberrazioni sferiche.

P 

Presbiopia

La condizione in cui si trova l'occhio quando l'immagine di un punto a distanza infinita viene formata nella retina, con l'occhio non sottoposto a sforzo.

Preimpostazione della messa a fuoco

Funzione disponibile sui supertele EF con immagine stabilizzata. Il fotografo può mettere a fuoco un soggetto e memorizzare l'impostazione a cui può tornare velocemente in seguito ruotando leggermente l'anello "playback" sul barilotto dell'obiettivo.

Profondità di campo

Profondità di campo
Area davanti e dietro un soggetto messo a fuoco in cui l'immagine fotografata appare nitida. In altre parole, il grado di nitidezza davanti e dietro il soggetto in cui la sfocatura dell'immagine nel piano pellicola rientra nei limiti del circolo di confusione accettabile. La profondità di campo varia in base alla lunghezza focale dell'obiettivo, all'apertura del diaframma e alla distanza da cui viene eseguito lo scatto. Pertanto se si conoscono questi valori, è possibile stimare la profondità di campo utilizzando le formule seguenti:

Profondità di campo davanti al soggetto = d ∙ F ∙ a² / (f² + d ∙ F ∙ a)

Profondità di campo dietro il soggetto = d ∙ F ∙ a² / (f² − d ∙ F ∙ a)

f: lunghezza focale
F: numero F
d: diametro minimo del circolo di confusione
a: distanza del soggetto (distanza dal primo punto principale al soggetto)

Se si conosce la distanza iperfocale, è possibile utilizzare anche le formule seguenti:

Limite punto vicino = (distanza iperfocale X distanza scatto) / (distanza iperfocale + distanza scatto)

Limite punto lontano = (distanza iperfocale X distanza scatto) / (distanza iperfocale - distanza scatto)

(distanza scatto: distanza dal piano pellicola al soggetto)

Nella fotografia generale, la profondità di campo è caratterizzata dai seguenti attributi:

  1. La profondità di campo è lunga con lunghezze focali corte e corta con le lunghezze focali lunghe.
  2. La profondità di campo è lunga con piccole aperture del diaframma e corta con grandi aperture del diaframma. 
  3. La profondità di campo è lunga nei soggetti ripresi a grandi distanze e corta nei soggetti ripresi da vicino.
  4. La profondità di campo davanti al soggetto è più corta della profondità di campo dietro al soggetto.

Profondità di fuoco

Profondità di fuoco Area davanti o dietro rispetto al piano di messa a fuoco ottimale, in cui l'immagine fotografata risulta nitida. La profondità di fuoco è uguale su entrambi i lati del piano immagine (piano pellicola) e può essere calcolata moltiplicando il circolo di confusione minimo per il numero F, indipendentemente dalla lunghezza focale dell'obiettivo. Con le moderne fotocamere reflex con autofocus, la messa a fuoco viene eseguita rilevando lo stato del fuoco nel piano immagine (piano pellicola). Questo processo utilizza un sensore con rapporto di ingrandimento 1:1 posizionato all'esterno del piano pellicola che controlla automaticamente l'obiettivo in modo che il soggetto dell'immagine rientri nell'area di profondità di campo.

Punto focale, fuoco

Punto focale Quando i raggi luminosi attraversano una lente convessa parallelamente all'asse ottico, una lente virtuale convergerà tutti i raggi luminosi in un singolo punto formando un cono. Il punto in cui tutti i raggi convergono si chiama punto focale. Un esempio tipico di questo effetto si può ottenere utilizzando una lente di ingrandimento per focalizzare i raggi del sole in un piccolo cerchio su un foglio di carta oppure su un'altra superficie. Il punto in cui si riesce a ottenere il cerchio dal diametro più piccolo è il punto focale. Nella terminologia ottica, un punto focale è ulteriormente classificato come punto focale posteriore (dal punto di vista dell'immagine) se questo è il punto in cui i raggi luminosi che partono dal soggetto convergono sul piano pellicola dell'obiettivo. Oppure è classificato come punto focale frontale (dal punto di vista dell'oggetto) se questo è il punto in cui i raggi luminosi che entrano nell'obiettivo parallelamente all'asse ottico dal piano pellicola convergono sulla parte frontale dell'obiettivo.

Punto principale (punto nodale)

La distanza focale di un obiettivo a singola lente biconvessa e sottile è la distanza lungo l'asse ottico tra il centro dell'obiettivo e il suo punto focale. Il punto centrale dell'obiettivo è chiamato punto principale. Tuttavia, dal momento che gli attuali obiettivi fotografici sono costituiti da diverse lenti convesse e concave, è difficile individuare il centro dell'obiettivo. Il punto principale di un obiettivo costituito da più lenti viene pertanto definito come il punto sull'asse ottico che si trova alla distanza che corrisponde alla lunghezza focale misurata all'indietro verso l'obiettivo a partire dal punto focale. Il punto principale misurato dal punto focale anteriore è chiamato punto principale anteriore, e il punto principale misurato dal punto focale posteriore è chiamato punto principale posteriore. La distanza tra questi due punti principali è chiamata intervallo tra i punti principali.

R 

Raggio parassiale

Il raggio luminoso che passa vicino all'asse ottico, inclinato con un angolo molto piccolo rispetto all'asse ottico. Il punto in cui il raggio parassiale converge è chiamato punto focale parassiale. Dal momento che l'immagine formata da un raggio parassiale monocromatico non presenta aberrazioni, il raggio parassiale è un fattore importante per capire il funzionamento di base dei sistemi degli obiettivi.

Raggio principale

Raggio luminoso che entra nell'obiettivo con un angolo in un punto diverso dal punto dell'asse ottico e attraversa il centro del diaframma. I raggi di luce principali sono i raggi di luce fondamentali per calcolare l'esposizione dell'immagine a tutte le aperture del diaframma, da quella massima a quella minima.

Rapporto di apertura

Rapporto di apertura Valore utilizzato per esprimere la luminosità dell'immagine, calcolata dividendo l'apertura effettiva dell'obiettivo (D) per la relativa lunghezza focale (f). Poiché il valore calcolato da D/f è quasi sempre un valore decimale inferiore a 1 risulta difficile da utilizzare, quindi solitamente il rapporto di apertura viene indicato sul barilotto dell'obiettivo come il rapporto dell'apertura effettiva della lunghezza focale, con l'apertura effettiva impostata uguale a 1. Ad esempio, sul barilotto dell'obiettivo EF 85mm f/1.2L è riportato 1:1.2. Ciò significa che la lunghezza focale è 1.2 volte l'apertura effettiva quando l'apertura effettiva è uguale a 1. La luminosità di un'immagine generata da un obiettivo è proporzionale al quadrato del rapporto di apertura. In generale, la luminosità dell'obiettivo viene espressa come un numero F, valore inverso rispetto al rapporto di apertura (f/D).

Rapporto teleobiettivo

Teleobiettivo Rapporto tra la lunghezza complessiva di un teleobiettivo e la sua lunghezza focale. In altre parole, è il valore della distanza che separa la lente anteriore dal piano focale diviso per la lunghezza focale. Per i teleobiettivi, questo valore è minore di uno. Per riferimento, il rapporto teleobiettivo del modello EF 300mm f/2.8L USM è uguale a 0,91 e quello del modello EF 600mm f/4L USM è uguale a 0,78.

Riduzione della lunghezza degli obiettivi

Per ridurre la lunghezza di un teleobiettivo, è necessario aumentare la potenza reciproca dei gruppi di lenti concave e convesse. Il basso indice di rifrazione della flourite ha permesso di ottenere una notevole riduzione della lunghezza degli obiettivi pur mantenendo un elevato livello di qualità delle immagini.

Sebbene le straordinarie proprietà ottiche della fluorite siano state scoperte nel 19esimo secolo, e i progettisti delle lenti abbiano per lungo tempo desiderato utilizzare questo elemento naturale, è estremamente difficile trovare in natura pezzi di fluorite sufficientemente grandi da impiegarli nella costruzione delle lenti. Per risolvere questo problema, Canon è riuscita a sviluppare cristalli sintetici di fluorite e quindi ha potuto introdurre una nuova tecnologia di produzione a base di fluorite verso la fine degli anni '60.

Riflesso

Riflesso Il riflesso è un fenomeno in cui una parte della luce che colpisce una superficie di vetro, o di un altro oggetto, si propaga in una nuova direzione. La direzione della propagazione è la stessa indipendentemente dalla lunghezza d'onda. Quando i raggi luminosi attraversano un obiettivo non protetto da un trattamento antiriflesso, circa il 5% della luce viene riflesso nell'intercapedine vetro-aria delle lenti. La quantità della direzione della luce di propagazione. I due elementi di un'onda luminosa che possono effettivamente essere rilevati dall'occhio umano sono la lunghezza d'onda e l'ampiezza. Le differenze di lunghezza d'onda vengono percepite come colori (entro la gamma di luce visibile), mentre le differenze di ampiezza vengono percepite come differenze di luminosità (intensità della luce). Il terzo elemento non percepibile dall'occhio umano è la direzione della vibrazione entro la perpendicolare al piano rispetto alla direzione di propagazione delle onde luminose.

Righe di Fraunhofer

Le righe di assorbimento, scoperte nel 1814 dal fisico tedesco Fraunhofer (1787-1826), comprendono lo spettro di assorbimento presente nello spettro continuo della luce emessa dal sole creato dagli effetti dei gas presenti nell'atmosfera del sole e della terra. Dal momento che ogni riga è associata a una lunghezza d'onda fissa, le righe vengono utilizzate per fare riferimento alle caratteristiche dei colori (lunghezza d'onda) nelle lenti ottiche. L'indice di rifrazione di una lente ottica viene misurato in base a nove lunghezze d'onda selezionate tra tutte le righe di Fraunhofer. Nella progettazione degli obiettivi, anche i calcoli per la correzione delle aberrazioni cromatiche si basano su queste lunghezze d'onda.

Risoluzione

Risoluzione La risoluzione di un obiettivo indica la capacità di riproduzione di un punto del soggetto dell'obiettivo. La risoluzione della fotografia finale dipende da tre fattori: la risoluzione dell'obiettivo, la risoluzione della pellicola e la risoluzione della carta su cui viene stampata la fotografia. Per calcolare la risoluzione si utilizza il seguente metodo. Si fotografa, a un livello di ingrandimento specificato, un grafico contenente modelli di linee bianche e nere che gradualmente diminuiscono di spessore. Quindi il negativo dell'immagine viene osservato con un microscopio a un livello di ingrandimento pari a 50x. La risoluzione viene comunemente espressa come valore numerico, ad esempio 50 linee o 100 linee. Questo valore indica il numero di linee per millimetro del più piccolo modello di linee bianche e nere che è possibile imprimere chiaramente sulla pellicola. Per verificare la risoluzione di una lente, si posiziona un grafico a risoluzione fine nel punto corrispondente al piano pellicola e quindi il grafico viene proiettato tramite la lente di prova su uno schermo. Il valore numerico utilizzato per esprimere il potere di risoluzione è solo un'indicazione del grado di risoluzione possibile, e non indica valori di risoluzione in termini di chiarezza o contrasto.

Rotazionale del gruppo anteriore

Nel barilotto dell'obiettivo è alloggiato il gruppo anteriore che ruota per spostarsi avanti e indietro durante l'operazione di messa a fuoco. Questo tipo di messa a fuoco viene utilizzato solo negli obiettivi zoom e non è disponibile negli obiettivi a lunghezza focale fissa. Esempi di questi obiettivi sono l'obiettivo EF 35-80mm f/4-5.6 USM e l'obiettivo EF 100-300mm f/5.6L. Dal momento che l'anello di attacco del filtro e il paraluce ruotano insieme all'obiettivo durante la messa a fuoco, prestare attenzione quando si scattano foto dietro una finestra in modo da non far urtare l'obiettivo al vetro della finestra.

S 

Sistema di montaggio completamente elettronico

Lo sviluppo del sistema EOS iniziò con il "sistema di guida motorizzato di gestione del mirino e dell'obiettivo" e il "sistema di montaggio completamento elettronico" di Canon, tecnologie che sono state sviluppate nel 1985 per rispondere rapidamente alla tendenza verso le fotocamere reflex con autofocus full-fledged. Il sistema EOS riguarda principalmente il corpo della fotocamera e consiste di diversi componenti, che includono la linea completa di obiettivi EF, unità flash Speedlite e parti intercambiabili della Canon. Di seguito sono riportate le tre funzioni principali del sistema EOS.

  1. Controllo del sistema a più processori
    Un processore ad alta velocità nel corpo della fotocamera interagisce con i processori che controllano l'obiettivo e il flash (per le comunicazioni, i calcoli e l'elaborazione dei dati ad alta velocità), al fine di offrire un controllo dei sistemi di livello elevato.
  2. Sistema a più dispositivi di azionamento
    Il dispositivo di azionamento ideale di ciascuna unità di guida si deve trovare vicino all'unità di guida per formare un sistema a più dispositivi di azionamento che offra caratteristiche di automazione, efficienza e prestazioni molto elevate.
  3. Interfaccia completamente elettronica
    Tutto il trasferimento dei dati tra il corpo della fotocamera, l'obiettivo, il flash e le parti intercambiabili viene gestito elettronicamente. Questa caratteristica non solo aumenta la funzionalità del sistema, ma crea anche una rete pronta ad accettare gli sviluppi dei sistemi futuri.

Sistema mobile

Le lenti fotografiche generiche sono progettate per ottimizzare il bilanciamento della compensazione dell'aberrazione solo a una determinata distanza di scatto. Pertanto, sebbene le aberrazioni vengano compensate ottimamente alla distanza di scatto di riferimento, aumentano alle altre distanze di scatto (specialmente, quando ci si avvicina al soggetto da riprendere) degradando la qualità dell'immagine. Per evitare questo problema, viene utilizzato un sistema mobile che varia l'intervallo tra alcuni elementi dell'obiettivo a seconda della percentuale di estensione dell'obiettivo. Questo metodo viene chiamato anche meccanismo di compensazione dell'aberrazione alle piccole distanze.

Stabilizzatore di immagine

Nuova e straordinaria tecnologia che consente di applicare istantaneamente una correzione ottica tramite lo spostamento di un gruppo di elementi dell'obiettivo, quando l'obiettivo è sottoposto a vibrazioni. Il miglioramento dell'immagine può essere notato perfino nel mirino. La maggior parte degli utenti ha notato che è possibile scattare foto impugnando l'apparecchio con una mano o su un monopiede a una velocità dell'otturatore due volte più bassa rispetto a quanto non fosse possibile fare prima, continuando a ottenere immagini nitide.

T 

Teleobiettivo

Teleobiettivo Nel caso degli obiettivi fotografici, la lunghezza complessiva di un obiettivo, ovvero la distanza che separa la lente anteriore dal piano focale, è maggiore della lunghezza focale. Questo non è vero nel caso di obiettivi con un lunghezza focale particolarmente elevata, poiché produrrebbe un obiettivo molto grande e ingombrante. Per mantenere maneggevole la dimensione di un obiettivo di questo tipo, assicurando al contempo una lunghezza focale elevata, viene montato un gruppo di lenti concave (negative) dietro il principale gruppo di lenti convesse (positive), producendo così un obiettivo che è più corto della sua lunghezza focale. Questo tipo di obiettivo viene denominato "teleobiettivo". In un teleobiettivo, il secondo punto principale è situato davanti della lente più anteriore.

Trattamento Super Spectra

A tutti gli obiettivi EF Canon vengono applicati trattamenti in conformità agli standard di proprietà. Questi standard sono molto più severi rispetto alle tolleranze CCI stabilite dall'ISO (International Standards Organization). Inoltre, l'ampia scelta di singoli e molteplici trattamenti, consente di ottenere prodotti con un indice di rifrazione che soddisfa pienamente il tipo di applicazione a cui sono destinati gli obiettivi. Il trattamento Super Spectra Canon garantisce un alto tasso di permeazione, filtraggio dei raggi ultravioletti, superficie robusta e di lunga durata e caratteristiche di stabilità. Le eccellenti caratteristiche di imaging offerte da questo impegnativoprocesso di trattamento garantisce immagini nitide con alto contrasto, bilanciamento dei colori in tutta la gamma degli obiettivi EF e riproduzione fedele dei colori, caratteristiche che non variano nel tempo.

Trattamento superficiale

Quando la luce passa attraverso un obiettivo, circa il 5% della luce viene riflessa nell'intercapedine tra le lenti (aria-lente) a causa della differenza nell'indice di rifrazione. Questo non solo riduce la quantità di luce che passa nell'obiettivo ma genera anche riflessi che possono causare immagini fantasma non desiderate. Per ridurre al minimo questo problema, alle lenti viene applicato un trattamento superficiale speciale. Sostanzialmente, si tratta di far evaporare sottovuoto fluoruro di magnesio che poi si deposita sulle lenti. Lo spessore della pellicola che si forma sulle lenti deve essere pari a l/4 della lunghezza d'onda della luce che si desidera controllare. Tale sostanza ha un indice di rifrazione pari a n, dove n è l'indice di rifrazione delle lenti. Anziché un unico processo di trattamento superficiale per controllare una singola lunghezza d'onda, gli obiettivi EF Canon sono sottoposti a un trattamento superficiale superiore a più livelli (più strati di pellicola depositati riducono la percentuale di riflessi fino allo 0,2-0,3%) che evita del tutto i riflessi di tutte le lunghezze d'onda della luce visibile all'occhio umano. Tuttavia, il trattamento superficiale delle lenti non evita solo il problema dei riflessi. Il trattamento superficiale dei vari elementi delle lenti con sostanze appropriate che hanno caratteristiche differenti, costituisce un ruolo importante per offrire un sistema di lenti, ovvero l'obiettivo, con caratteristiche di bilanciamento del colore veramente superiori.

V 

Valore di aberrazione

Vvalore numerico, rappresentato dal simbolo greco v, che indica la dispersione della lente ottica. Questo valore viene anche chiamato costante ottica. Il valore di aberrazione viene determinato dalla formula riportata di seguito utilizzando l'indice di rifrazione per tre righe di Fraunhofer: F (blu), d (giallo), c (rosso).

Valore di aberrazione = sqrt(d) = nd ∙ 1/nF − nc

Un grafico di distribuzione delle caratteristiche della lente ottica è un grafico che riporta sull'asse orizzontale il valore di aberrazione e sull'asse verticale l'indice di rifrazione della riga d.

Vignettatura

Vignettatura I raggi di luce che colpiscono l'obiettivo nei bordi dell'area inquadrata, vengono parzialmente bloccati dalle lenti posizionate davanti e dietro il diaframma, impedendo così a tutti i raggi di attraversare l'apertura effettiva (il diametro del diaframma) provocando una diminuzione di luce nelle aree periferiche dell'immagine. Questo tipo di vignettatura può essere eliminato chiudendo il diaframma.

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