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Le mostre

CliCiak – Fotografia e Cinema
Una mostra frutto della selezione delle circa 1.300 immagini, inviate da una quarantina di fotografi a documentazione di una settantina di film, alla quattordicesima edizione di CliCiak, concorso nazionale per fotografi di scena organizzato dal Centro Cinema Città di Cesena. Iniziativa unica nel suo genere, CliCiak mette a confronto le foto dei film, anche documentari, cortometraggi e per la televisione, dell’ultimo triennio (2008-2010), chiamando una giuria di esperti (composta quest’anno da Franco Bellomo, Cesare Biarese, Viviana Gandini, Claudio Pastrone e Giuseppe Piccioni) ad indicare i vincitori. Nel palmarès dell’edizione 2011 figurano nomi storici come Chico De Luigi (miglior color ex aequo per La passione  di Mazzacurati), Gianni Fioritio (miglior color ex aequo per Armandino e il Madre, cortometraggio di Valeria Golino) Angelo R. Turetta (miglior serie bianco e nero ex aequo per Una vita tranquilla), accanto a fotografi premiati per la prima volta come Andrea Catoni (miglior bianco e nero per Il figlio più piccolo di Avati), Paolo Ciriello (miglior serie bianco e nero ex aequo per La prima cosa bella di Virzì) e la coppia Maila Iacovelli e Fabio Zayed (premio “Palmas” per La pecora nera di Celestini). La mostra è curata da Antonio Maraldi e Angela Gorini.

Espressioni di stile sul tema della bandiera italiana - Camera della Moda
Camera Nazionale della Moda Italiana ha ideato una collezione che va oltre le stagioni e ha chiesto ai più grandi stilisti di offrire il loro contributo. Il risultato è ‘Espressioni di stile sul tema della bandiera italiana’, una mostra unica e di successo che rappresenta un inestimabile patrimonio storico e culturale. 
La mostra riunisce le interpretazioni del tricolore disegnate e create dai più grandi stilisti italiani, che in questi anni hanno risposto con entusiasmo alla sfida proposta da CNMI e hanno dato un tocco glamour al simbolo della Repubblica, coniugando sapientemente bianco, rosso e verde, creatività e tradizione, per creare una vera e propria opera d’arte.
Ecco le 24 maison italiane, rappresentative del Prèt-á-portér alto che hanno aderito all'iniziativa:
ALBERTA FERRETTI, ALBINO, BLUMARINE, BYBLOS, BRIONI, COSTUME NATIONAL, EMILIO PUCCI, ENRICO COVERI, ERMANNO SCERVINO, ETRO, FRANCESCO SCOGNAMIGLIO, FRANKIE MORELLO, GATTINONI, ICEBERG, KRIZIA, LAURA BIAGIOTTI, LUCIANO SOPRANI, MAX MARA, MISSONI, MOSCHINO, ROBERTO CAVALLI, ROCCOBAROCCO, SALVATORE FERRAGAMO, TRUSSARDI.

Freakers
Freakers è un progetto fotografico di Ivan Olita e Daniella Benedetti che cercano di sondare, entrando nelle case dei rappresentanti del nuovo tessuto sociale milanese, il rapporto tra la stravaganza congenita e quella ricercata, tra l'esibizione e l’autentica identità. Tra il sembrare  e il mostrarsi.  Qualcuno identificherebbe i protagonisti delle loro foto come strani, ambigui, diversi dal solito. Freaks. Altri invece li definirebbero come esibizionisti, accentratori, egocentrici. Posers. Per questo gli autori hanno pensato di coniare un termine che lasciasse il beneficio del dubbio, un termine che contenesse in sè l'ineluttabilità dell'essere freaks e l'intenzionalità dell'essere posers. Freakers.

Haiti negli occhi
Una mostra fotografica per riaccendere i riflettori su Haiti a quasi due anni dal terremoto del 12 gennaio 2010.
Un terremoto che ha provocato oltre 220 mila morti, più di 300 mila feriti e almeno 1 milione e 200 mila senzatetto: una calamità naturale che si è sommata alle gravose condizioni di vita già presenti nel Paese, il più povero di tutto l’emisfero occidentale.
Alla difficile ricostruzione si è aggiunta, nel tempo, una nuova emergenza: l’epidemia di colera con circa 3.500 nuove vittime e oltre 30.000 ricoveri nell’ottobre 2010.
Haiti non riesce a trovare pace.
Eppure una speranza per questo Paese c’è. E viene dai bambini.
La mostra di Emanuela Colombo, 20 foto a colori, racconta le loro storie.
La storia di Jean, Mary, Beatrice, Anne, Franky e tanti altri piccoli haitiani che il sisma ha lasciato abbandonati a se stessi.
A loro il Cesvi cerca di restituire un’infanzia serena e dignitosa attraverso le attività della “Casa del Sorriso” nel quartiere-bidonville di Wharf Jérémie, a ridosso del molo della capitale Port-au-Prince.
Le attività sono cominciate fin dai primi giorni dopo il sisma in una tenda improvvisata.
Un simbolo di speranza in un quartiere infernale che sorge sopra una discarica a cielo aperto, la possibilità di futuro diverso per i 400 mila minori senza genitori di Haiti che chiedono solo di non essere dimenticati.
Le fotografie di “Haiti negli occhi” ci restituiscono un’immagine diretta del loro sguardo innocente.

La ferrovia transappenninica: il viaggio, i territori, la gente.
C’è una sola Transappenninica. Le altre due ferrovie, nate dopo e per lo stesso scopo, vengono chiamate diversamente: Direttissima, la prima; variante (o casa altro?) la seconda. Non è solo una questione tecnologica, perché le nomenclature rispettano i fatti e le energie coinvolte: ancor di più i voleri. Spesso ci diciamo che è venuta meno la magia, ma non è quella che vive di sola nostalgia, bensì un’altra: coerente con le genti ed i luoghi.
La Transappenninica (l’unica, dicevamo) non ha rappresentato un semplice “foro”, ma una congiunzione complessa e preziosa tra sud e nord: la prima. Noi oggi ne ammiriamo l’architettura industriale, ma ai lati della ferrovia nasceva una costruzione più articolata, che ha coinvolto paesi, persone, strade, attività, famiglie: il tutto nel ribollire del risorgimento. A noi piace pensare che il ferro, la macchina, le pietre, le mani, abbiamo costruito un’opera progettata (e bene, diremmo) sulla carta, ma anche nel cuore collettivo. Siamo anche convinti che chi gli ha vissuto vicino ha deciso (inconsciamente o no) di donare ai binari, e al loro mondo, parte della propria esistenza. Come dire, la Porrettana non ha rappresentato una costruzione di comodo, forse neanche la più economica o funzionale: ha semplicemente posto in essere quanto ci voleva perché, con garbo, si mescolassero lingue, costumi, usanze e, per finire, vite e amori. Con queste premesse, ecco la mostra; che si è accompagnata anche ad un libro di fotografie e parole. Un’opera così umana quale la Transappenninica diventa, anche dopo 150 anni, il teatro ideale per un racconto fotografico.
Alle immagini che vediamo si aggiungono le eco di altre storie, accadute o no, vere o false, forse solo attendibili, ma tutti vissute; quest’ultime narrano di persone che hanno deciso di guardare oltre prima ancora di imbracciare il piccone, forse verso quell'Italia che non avrebbero neanche immaginato. A loro il merito di aver costruito il teatro ideale per questa mostra.

L’isola di vista
Giacomo Giannini, specializzato in fotografia aerea, autore interessato ai temi dell’ecologia, del paesaggio e dell’architettura, racconta attraverso queste immagini, il territorio italiano da un punto di vista inusuale; dall’alto, in volo da un elicottero.
Con ritmo incalzante, dato dal susseguirsi di scatti mirati, ritrae città, strade, monumenti storici, spiagge; pezzi d’Italia da cartolina.
Icone riviste con compostezza e  precisione restituendo quelle geometrie impossibili da terra che prendono forma nella dimensione dello sguardo verticale. Le variabili, per nulla casuali, si possono legare attraverso uno sguardo che si fa via via sempre più coerente, fino ad assomigliare al contesto generale: il paesaggio, anche dall’alto, resta imprendibile.
"Giacomo Giannini, con questa serie di foto aeree, costruisce una vera e propria mappa visionaria della geografia italiana.
Scatti unici, realizzati negli anni novanta e che, per motivi legati alla sicurezza del Paese, non potranno mai più essere eseguiti." Denis Curti

La Vespa e il cinema
Dal celeberrimo Vacanze Romane, con Audrey Hepburn e Gregory Peck, a The American, il thriller con George Clooney, attraversando perfino le migliori produzioni asiatiche di Bollywood: è infinita la lista dei film dove la Vespa, da oltre 60 anni, “recita” da co-protagonista in pellicole famose in tutto il mondo, un ruolo che – di pari passo con l’inarrestabile successo commerciale e d’immagine dello scooter-icona – merita di essere raccontato.
Lo fa la mostra “La Vespa e il cinema”, ideata e curata dai Prof. Tommaso Fanfani e Pier Marco De Santi dell’Università di Pisa, organizzata dalla Fondazione Piaggio di Pontedera e prodotta dal Centro Multimediale del Cinema.
Apparsa sugli schermi nel 1950, a quattro anni dall’inizio della commercializzazione, con il film italiano Domenica d’agosto di Luciano Emmer, la Vespa diventa status-symbol mondiale con Vacanze Romane (1953) nella celebre sequenza in cui Audrey Hepburn e Gregory Peck si inoltrano nel traffico della Capitale in sella a una Vespa 125.
La mostra espone locandine e fotogrammi di numerosi film che abbracciano sessant’anni di storia, di stile e di evoluzione dei costumi; in questo arco di tempo, sono innumerevoli le attrici e gli attori saliti in sella alla Vespa, e altrettanti i film – commedie o drammatici, di azione o di impegno sociale – in cui la Vespa fa capolino, quando non diventa addirittura personaggio.
Si pensi, tanto per citare qualche titolo, a Caro Diario (1993) di Nanni Moretti, nel quale il protagonista sta in sella a una 150 Sprint per l’intero episodio intitolato, appunto, ‘In Vespa”, oppure ad Alfie (2004) di Charles Shyer, nel quale Jude Law va a spasso per le vie di Manhattan con la sua Vespa bianco-blu o a The interpreter (2005) di Sydney Pollack, con Nicole Kidman che fa della sua Vespa gialla il mezzo di locomozione preferito per circolare nelle strade di New York.
Le immagini esposte nella mostra “La Vespa e il Cinema” ripercorrono il lungo elenco di attrici e attori internazionali che negli anni sono stati ripresi sullo scooter più famoso del mondo, in film diventati veri cult, che vanno da Quadrophenia ad Absolute Beginners e American Graffiti, da Il talento di Mr. Ripley fino a La carica dei 102 e al blockbuster Transformers, senza tralasciare i cartoni animati come Ratatouille.
Nelle foto, nei film e sui set, Vespa è stata "compagna di viaggio" di tanti nomi celebri come – solo per citarne alcuni – Raquel Welch, Ursula Andress, Geraldine Chaplin, Joan Collins, Jayne Mansfield, Virna Lisi, Milla Jovovich, Marcello Mastroianni, Charlton Heston, John Wayne, Henry Fonda, Gary Cooper, Anthony Perkins, Jean-Paul Belmondo, Nanni Moretti, Sting, Antonio Banderas, Matt Damon, Gérard Depardieu, Jude Law, Eddie Murphy, Owen Wilson e Nicole Kidman...

L`occhio del cinema e il piacere del cibo
Il regista come lo chef, sta in un mondo a parte,
essi vivono e lavorano distanti dal resto degli
uomini per offrire loro qualcosa che divertirà,
allieterà, quegli uomini che conducono la
propria vita non sapendo (ma sperando) che ci
sia qualcuno che gli sta preparando un
“giocattolo”, qualcosa “da gustare”, con gli occhi
o con le papille gustative.
Francois Truffaut

Il convivio è uno straordinario e unico momento. Un’occasione comunque unica di comunicazione e il cinema è il linguaggio privilegiato di questa cultura. Il cibo, nelle pellicole cinematografiche è sempre stato considerato alla stregua di una stella. In particolare nel cinema taliano, cioè laddove si certifica l’esistenza della nostra cultura e delle nostre tradizioni verso il piacere di stare a tavola.
Questa sintetica selezione di immagini dedicata alla cultura del cibo racconta momenti, a volte minimi, a volte ad alto contenuto calorico,
che scandiscono i ritmi della vita degli italiani. Alcune scene sono talmente forti da essere diventate delle vere icone. Altre, sono immagini che descrivono la fame, la povertà, la vita quotidiana, le riunioni di famiglia.
Alla fine emerge uno sguardo sul  cibo e l’amore, sul cibo come metafora dei sentimenti, e sul cibo come arma di seduzione,  con i suoi odori, i sapori e i colori capaci di coinvolgere tutti i nostri sensi e soprattutto l’immaginazione.

Premio Canon Giovani Fotografi
In mostra i vincitori dell'edizione 2010 suddivisi nelle categorie di premio assegnate, Miglior Portfolio, Miglior Progetto e Borsa di Studio. Il Premio è diventato ormai un punto di riferimento del settore e un appuntamento consolidato per far emergere e premiare esordienti artisti della fotografia.

Un giorno nella vita dell'Italia - il nostro Paese ritratto nello stesso momento da 86 fotografi
Più di ottanta fotografi lo stesso giorno, il 14 gennaio 2011, hanno ritratto l’Italia per quello che è veramente. Le foto prodotte, già pubblicate sull’edizione speciale di “Sette”, il settimanale del Corriere della Sera, sono raccolte nella mostra “Un giorno nella vita dell’Italia”. Ne emerge un paese molto diverso da quello raccontato quotidianamente dai mezzi di comunicazione, un paese lontano dagli scandali della politica e della cronaca. Un paese fatto di impegno, onestà, lavoro, amore, paure e passioni. Un paese che è la vera Italia, quella che recentemente ha festeggiato i suoi primi 150 anni.
Ciascun fotografo, nella sua assoluta diversità di stile e formazione, ha rispettato l’impegno giornalistico di circostanziare ogni immagine con luogo, ora e una breve didascalia descrittiva. Il risultato è un insieme di foto accomunate dal fatto di essere state scattate lo stesso giorno sullo stesso territorio: l’Italia. Sarà poi compito della sensibilità di ciascuno legarle secondo una logica particolare e soggettiva.

Robert Mapplethorpe
Mostra in esterna:
Fondazione Forma per la Fotografia
piazza Tito Lucrezio Caro, 1
Milano
www.formafoto.it

Giorni e orari
venerdì: 10-22
sabato: 10-20
domenica: 10-20

Per accedere alla mostra gratuitamente, è sufficiente presentare alla reception della Fondazione Forma per la Fotografia, il pass ottenuto all’ingresso di Fotografica11.

La mostra, proveniente dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, comprende 178 fotografie e rappresenta un’occasione unica per ripercorrere, con un unico sguardo retrospettivo, il lavoro di Mapplethorpe, dalle prime polaroid di inizio anni Settanta, fino ai suoi celebri still life, ai fiori, ai ritratti, alla sconcertante serie dedicata a Lisa Lyon, alle splendide immagini dedicate al corpo maschile, indagato e celebrato come mai prima  di allora, all’omaggio alla sua musa Patti Smith, agli insoliti, teneri e malinconici ritratti di bambini.

Fotografie dal mondo (proiezione)
Proiezione delle migliori immagini dell’anno raccolte dall’agenzia Reuters

Fotografia italiana: 8 film per 8 fotografi (proiezione)
La serie Fotografia Italiana è prodotta dalla società di produzione indipendente Giart - Visioni d’arte di Bologna (regia Giampiero D’Angeli, soggetto e
interviste Alice Maxia, produzione Luca Molducci). I film hanno il patrocinio della Cineteca di Bologna e sono distribuiti in libreria su DVD da Contrasto.
Fotografia Italiana è una serie di film documentari dedicati ai fotografi italiani tra i più noti a livello internazionale, autori molto differenti tra loro per stile e poetica, in grado pertanto di rendere la complessità e la qualità dell’espressione italiana nel campo fotografico. Ogni film è caratterizzato da uno stile e un’atmosfera in accordo con la personalità del protagonista, che racconta di sé e del proprio lavoro senza mediazioni tra lui e
lo spettatore. Si alternano riprese in interno, realizzate nello studio del fotografo e in camera oscura, e in esterno nei luoghi più significativi per la sua storia. Il racconto è accompagnato dalla visione di fotografie celebri oppure meno note.

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