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Prosegue il nostro viaggio tra le strade e le storie di Lucca

Di ingranaggi e di sorrisi

La prima volta che Paolo aveva avuto la sensazione di essere la ruota di un ingranaggio era stato quando da bambino il padre lo aveva abbracciato forte forte un giorno in cui era un po’ malinconico. Lì stretto tra quelle grandi braccia aveva avvertito un click e poi l’azionarsi di qualche meccanismo di cui sentiva di far parte.

Qualcosa si era mosso dentro di lui, ma non tanto per dire, era qualcosa di fisico che dal petto si era trasferito alla schiena attraverso una vistosissima pelle d’oca, poi era salito su per la gola e aveva sciolto un nodo che nemmeno sapeva di avere, fino ad arrivare al viso e nei pressi della bocca era esploso in un sorriso. Aveva provato tante volte a raccontarlo agli amici di questo marchingegno che abitava dentro di lui e che sapeva azionare il sorriso attraverso un abbraccio, ma ogni volta gli davano del matto. Non passava giorno senza sorriso per Paolo e non passava giorno senza abbracci di conseguenza.”

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Se entro sera non aveva incontrato l’abbraccio che gli azionava l’ingranaggio, se lo andava a cercare: non sempre c’era bisogno di un umano, molti abbracci sinceri li aveva avuti da animali, qualche volta persino dagli alberi. Un giorno, diventato ormai grande, si svegliò con un leggero fastidio lungo la colonna vertebrale. La ruota dentata che aveva sempre sentito muoversi dentro di lui era sbucata per metà dal suo corpo. Quello che a tutti sarebbe sembrato un ingombro lui invece lo vide come una grande occasione. L’occasione di cercare finalmente l’ingranaggio che era nato per girare insieme a lui.

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