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MADE IN (IT)ALY: L’INDUSTRIA 4.0 IN NUMERI

  • Pubblicato 4 mesi fa
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Se fosse un brand, il Made in Italy sarebbe sicuramente uno tra i più conosciuti e affermati del mondo. L'Italia vanta da sempre una forte vocazione industriale, e nonostante la recente crisi economica, resta la seconda realtà manifatturiera del continente (1). In uno scenario dominato dalla quarta rivoluzione industriale, però, diventa fondamentale per il nostro paese coglierne le sfide e trasformarle in opportunità, non solo per mantenere la competitività dell'intero settore, ma anche per rilanciarlo.

Secondo lo studio condotto dal Politecnico di Milano (2), in Italia lo Smart Manufacturing vale 1,2 miliardi di euro, rappresentando il 10% degli investimenti complessivi. Inoltre, un terzo delle imprese ha già avviato almeno tre progetti che prevedono l'uso di tecnologie digitali, quali, ad esempio, l'Internet of Things applicato ai processi industriali o il Cloud Manufacturing. Nonostante questi risultati positivi, il nostro paese resta indietro su molti fronti. Al di là dei ritardi che tutt'ora persistono nell'adozione delle infrastrutture IT, mancano le giuste skill tecnologiche per affrontare questa rivoluzione. Un'altra delle cause del rallentamento è da attribuire alla configurazione del sistema manifatturiero italiano, fortemente basato su PMI, la maggior parte delle quali ha recentemente iniziato a comprendere i benefici della digitalizzazione, grazie anche al Piano Nazionale Industria 4.0, approvato dal governo italiano a fine 2016.

PIANO NAZIONALE INDUSTRIA 4.0

Il Piano si inserisce all'interno del disegno europeo che vede ben 12 Paesi membri, tra cui Francia, Germania e Spagna, concentrare in modo coordinato i propri sforzi economici e strutturali per affrontare le sfide della digitalizzazione. Contenuto all'interno della Legge di Bilancio 2017, promuove l'adozione di soluzioni tecnologiche a supporto dei processi produttivi, stimolando gli investimenti privati in ricerca, sviluppo e innovazione. All'interno di questo progetto un ruolo chiave è assegnato alle risorse umane che, grazie alle loro skills e competenze, saranno in grado di cogliere le sfide e le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Per questo motivo, il Piano pone come obiettivo per il 2020 la creazione di Competence Center Nazionali e la formazione di 200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati sui temi dell'Industria 4.0.

Tuttavia, per poter essere realizzati, questi obiettivi necessitano di direttrici di accompagnamento come infrastrutture abilitanti - l'asticella per il 2020 è collocata su 30Mbps come velocità di connessione minima per ogni azienda italiana e su 100Mbps per almeno la metà di queste - e incentivi pubblici di supporto agli investimenti. In quest'ultima categoria rientrano, dal 1 gennaio 2017, gli strumenti di Super e Iper Ammortamento. Il primo permette una supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali che siano acquistati nuovi o in leasing, come soluzioni di advanced manufacturing e automazione industriale, il secondo del 250% include anche i beni immateriali quali sistemi IT e software. Tra questi sono presenti applicazioni per la progettazione di sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni, soluzioni cloud e sistemi informativi a supporto della produzione, software per la gestione della qualità nei processi industriali e piattaforme per la protezione di reti, dati, programmi, macchine e impianti da attacchi, danni e accessi non autorizzati.

LE SFIDE DELLA DIGITALIZZAZIONE

Perché si possa parlare veramente di industria 4.0, non è sufficiente considerare gli incentivi pubblici come meri sconti fiscali orientati al risparmio. L'obiettivo deve essere quello di un ripensamento del sistema industriale del Paese, orientato alla reingegnerizzazione dei processi e ad una svolta digitale capace di stimolare l'innovazione delle imprese. Per l'Italia, dunque, abbracciare l'Industria 4.0 significa cogliere due sfide: una interna, che consenta di ridefinire i processi industriali per ottimizzare e rendere competitiva la produzione, e una esterna, per rilanciare la politica economica del Paese e rafforzare la posizione del Made in Italy sul mercato globale.


1 I Nuovi Volti della Globalizzazione, Centro Studi di Confindustria, novembre 2016

2 Osservatorio Smart Manufacturing della School of Management del Politecnico di Milano (2015)