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Le priorità dei CIO tra Digitalizzazione, Big Data e Mobility

  • Pubblicato 2 anni fa
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Di Alessandra Luksch

Responsabile della Ricerca, Digital Innovation Academy School of Management Politecnico di Milano,

Il budget ICT 2014, nella media delle imprese italiane, è pari solo al 2,1% del fatturato atteso nell'esercizio in corso, un dato ancora lontano dalle medie europee e mondiali e in riduzione rispetto al 2013 (in cui la media era pari a 2,5%). Ci sono però alcuni picchi positivi nel settore Media-Telco (3,9%) e Finance (3,5%), mentre si distingue in negativo l'Industria con appena l'1,4% (Sevizi 2,8%, Utility&Energy 1,5%, PA-Sanità 2,8%).

Questo è lo scenario che emerge dalla Ricerca realizzata dalla Digital Innovation Academy promossa dalla School of Management del Politecnico di Milano, che ha coinvolto oltre 170 CIO di imprese grandi e medio-grandi operanti nel nostro Paese.

Per il 2015 si prevede un'ulteriore riduzione di due punti percentuali, trainata in particolare da pesanti tagli nelle grandi imprese. Si conferma il trend verso l'outsourcing, con i contratti che passano dal "Time and Material" verso il modello Cloud "as a service", caratterizzato da un aumento del 35% nel 2015.

Tra le principali aree di investimento, i CIO intervistati ne hanno individuate sei, con specifiche differenze per settore: al primo posto troviamo i sistemi di Business Intelligence, Big Data e Analytics, indicati come prioritari per il 56% dei rispondenti. Al secondo posto sale la Digitalizzazione e dematerializzazione di processi e documenti (53%), scalzando al terzo posto lo sviluppo e rinnovamento di Sistemi gestionali e ERP (48%); seguono l'introduzione di Device Mobili e Mobile Apps verticali (40%) e, a pari merito (per il 31% dei CIO), lo sviluppo e rinnovamento dei sistemi CRM e il Consolidamento applicativo.

La maggioranza dei CIO (54%) ritiene che il budget ICT sia inadeguato rispetto alle richieste delle Linee di Business: nel dettaglio, il 21% dei CIO lo ritiene inadeguato, avendo dovuto tagliare alcuni progetti o servizi nonostante l'interesse per il Business; il 12% è riuscito comunque, nonostante l'inadeguatezza del budget, a coprire le richieste attraverso azioni di efficienza interna (autofinanziamento); infine, secondo il 21% degli intervistati il budget copre le richieste esplicite delle Linee di Business, ma non è adatto a far fronte alle vere esigenze di innovazione. Per il 9% dei CIO invece il budget è adeguato alle richieste del Business, che sono "di continuità" e non guardano alle reali esigenze ed opportunità di innovazione digitale, e ben il 37% dei CIO ritiene il proprio budget ICT sufficiente rispetto alle esigenze di innovazione di business, sintomo, quest'ultimo dato, di rassegnazione o di mancanza di visione dell'urgenza e delle opportunità offerte dall'Innovazione digitale.

La principale sfida organizzativa per l'ICT rimane, anche per il 2015, lo sviluppo di ruoli e competenze per la Gestione dell'Innovazione Digitale, evidenziata dal 52% dei CIO; seguono ruoli e competenze per il Demand Management (36%), per il Mobile (sia consumer sia business - 35%) e l'esternalizzazione di attività (33%).

Riguardo alle competenze interne, nei prossimi 3 anni l'aumento riguarderà soprattutto lo Sviluppo di Innovazione Digitale e miglioramento processi, il Change management, il Demand management, la gestione della Sicurezza, del rischio e della compliance, il Project e Program Management.

L'ecosistema delle startup italiane mostra un'evidente crescita nel 2014: sono più che raddoppiate le Startup innovative, che registrano un incremento del 120%, mentre quelle finanziate crescono del 74%. Ma la Ricerca dimostra come ancora poche imprese italiane, appena l'8% del totale, abbia a piano relazioni con startup hi-tech: una pratica più diffusa tra le grandi aziende rispetto a quelle di medie e piccole dimensioni, ma che riguarda comunque una minoranza (12%) anche tra le grandi realtà. Il settore più attento al mondo startup hi-tech è quello Finance, in cui il 27% delle aziende ha o avrà relazioni con nuove imprese innovative, seguito da Media-Telco (17%) e Utility&Energy (13%). Fanalini di coda troviamo l'industria, appena il 2%, e soprattutto la PA-Sanità, dove - purtroppo - nessuna organizzazione del panel afferma di aver sviluppato relazioni con startup tecnologiche.