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Smart Working verso una nuova organizzazione del lavoro

  • Pubblicato 3 anni fa
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Di Fiorella Crespi

Ingegnere gestionale con Master MIP,

Lo Smart Working - l'approccio innovativo all'organizzazione del lavoro che si caratterizza per flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati - si sta finalmente affermando anche in Italia come un concetto riconosciuto e compreso, sdoganandosi dal semplice telelavoro. Ma se si fa riferimento alla visione complessiva di Smart Working (cioè al modello che integra interventi sistemici su tecnologie digitali, policy organizzative, stili di leadership e comportamenti organizzativi e layout fisico) si nota come in Italia manchi ancora un approccio sistemico all'adozione. Anche analizzando il punto di vista dei lavoratori, emerge come si sita diffondendo, seppur lentamente, l'abitudine a lavorare anche in luoghi diversi dall'ufficio e, già oggi, oltre metà degli impiegati, quadri e dirigenti dedica almeno una parte del proprio orario di lavoro in mobilità, all'esterno della propria sede (in maggioranza in altre sedi dell'azienda e dai clienti, ma anche in spazi di coworking o sui mezzi di trasporto). Eppure i professional effettivamente "pronti" (per predisposizione culturale e organizzativa) a diventare Smart Workers sono appena il 20% del totale, a causa degli ostacoli legati alle attività non prevedibili e pianificabili, allo scarso coinvolgimento nelle decisioni da parte del capo e alla limitata autonomia nella definizione degli orari di lavoro.

Secondo l'ultima Ricerca dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, 67% delle organizzazioni infatti ha già avviato almeno un'iniziativa e, di queste, il 50% si è focalizzata su una o al massimo due leve di progettazione, mentre il 17% ha sviluppato piani che ne comprendono tre o quattro. Tuttavia, nonostante solo l'8% abbia a oggi avviato un vero piano di Smart Working, collocando questi interventi all'interno di un progetto organico, in prospettiva i segnali sono positivi: nei prossimi due anni il numero di organizzazioni che faranno Smart Working salirà al 19%.

La maggioranza degli interventi effettuati riguarda l'introduzione di nuove tecnologie digitali (59% delle organizzazioni analizzate), seguite dalla formazione sugli stili di management (36%) e dalle policy di flessibilità riguardo a luogo/orario di lavoro (32%); la riprogettazione degli spazi fisici è ancora oggi limitata a meno di un quinto delle aziende (19%). Per quanto riguarda le tecnologie digitali per abilitare lo Smart Working, quelle più utilizzate dalle aziende italiane supportano la collaborazione, la socialità e l'accessibilità delle informazioni, permettendo alle persone di lavorare in modo efficace a distanza e all'esterno della sede dell'azienda e di ridurre la sensazione di isolamento delle persone e i tempi e costi di trasferta.

Oltre alle soluzioni tecnologiche, metà delle imprese del campione ha già introdotto una qualche forma di flessibilità sugli orari (il 51% orario elastico, il 50% orario flessibile). Meno diffusa la flessibilità sul luogo di lavoro: il 45% delle aziende applica la mobilità tra le diverse sedi e il 37% il telelavoro, nella stragrande maggioranza dei casi una soluzione limitata ad alcuni profili professionali o introdotta per soddisfare esigenze di specifici individui.

Tuttavia, l'adozione di tecnologie e policy organizzative da sola non è sufficiente per introdurre lo Smart Working. Per cambiare le modalità di lavoro in modo efficace bisogna agire anche sui comportamenti delle persone e sugli stili di leadership dei manager. Secondo l'Osservatorio Smart Working sono quattro i principi di leadership che è necessario adottare: Sense of community, un modo di relazionarsi più aperto e collaborativo della cultura funzionale e gerarchica tradizionale; Empowerment, un percorso a due vie tra capi e collaboratori di progressiva delega e responsabilizzazione; Flexibility, una modalità di lavoro che si adatta dinamicamente in funzione delle esigenze dell'individuo e dell'organizzazione; e Virtuality, la possibilità di scegliere dove e quando lavorare grazie all'ICT.