Non esiste un percorso sbagliato per intraprendere una carriera nell'IA che salva vite

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Un paio di piedi, fotografati dall'alto. Indossano scarpe di camoscio marroni e poggiano su un pavimento piastrellato. Davanti a loro, due frecce bianche stampate indicano direzioni opposte.

"Sono contendo di aver lasciato l'università. È stata la cosa migliore che mi potesse capitare."

Queste non sono parole che ti aspetteresti da un rispettato e affermato scienziato dell'intelligenza artificiale, vero? Perché, indubbiamente, per arrivare all'apice della carriera serve una serie ininterrotta di successi, giusto? Tuttavia, la vita non è così per la maggior parte di noi, ed è piuttosto raro sapere esattamente quali siano i propri obiettivi quando si è solo adolescenti.

Certamente, Simon Fisher, PhD e Senior Scientist in AI Research, e Russell Hung, Senior AI Scientist, hanno intrapreso percorsi tortuosi prima di arrivare a lavorare presso Canon Medical Research Europe. E non c'è dubbio che questa strada meno convenzionale li abbia resi gli scienziati che sono oggi.

Come tanti giovani, Simon trovò incredibilmente difficile prendere decisioni cruciali per la sua vita a soli 17 anni e decise che l'università avrebbe dovuto aspettare finché non avesse capito cosa voleva fare. Nel frattempo, trovò lavoro in una casa di riposo per anziani, un'esperienza che apre davvero gli occhi a qualsiasi età. "Ricordo il mio primo giorno: ero completamente spaesato", ricorda. "Ma ho imparato ad amare quel lavoro e le persone con cui lavoravo. Ho imparato moltissimo."

Questo gli diede anche lo spazio e il tempo per riflettere sul suo futuro e optò per un corso di laurea in biochimica. "Ma non avevo ancora trovato la mia strada", ammette. Così, alla fine del secondo anno, si ritirò. "Si è ancora troppo giovani quando si dovrebbero prendere decisioni di questo tipo. Io non avevo ancora davvero trovato me stesso." Durante le vacanze aveva lavorato come aiuto in cucina quindi conosceva bene quell'ambiente e divenne aiuto cuoco, il ruolo più basso, e probabilmente il più difficile, in una cucina professionale. «È stato a tempo pieno per un anno, e non credo che esista un lavoro più impegnativo, in termini di richieste, di quello dello chef.»

Russell Hung (a sinistra) e Simon Fisher (a destra) si scattano un selfie dall'alto e sullo sfondo un centro congressi affollato.

Foto per gentile concessione di Simon Fisher

Poi, racconta, "Qualcosa è scattato. Sapevo cosa volevo fare e come ottenerlo. Così, sono tornato all'università per studiare farmacologia e immunologia." Non temendo la fatica, accettò anche un lavoro notturno in un fast food, ma fu comunque premiato come "miglior studente" al suo ultimo anno.

Russell, d'altro canto, ha sempre saputo di essere uno scienziato. "Adoravo gli esperimenti", dice sorridendo. "E mi piaceva lavorare a proposte di ricerca e stare in laboratorio. Ho sempre voluto capire come funzionano le cose." Ha studiato biotecnologie nella sua città natale, Hong Kong, ma tra la laurea triennale e il master, Russell si è trovato a svolgere lavori che sembravano completamente distanti dal suo profilo. "Ero molto timido", ammette. "Non sapevo bene come parlare con le persone. Ma grazie alla mia laurea, sono finito a lavorare in un ruolo altamente tecnico di assistenza clienti nel settore delle apparecchiature mediche."

Ogni giorno lo passava a parlare con i clienti negli ospedali, nei laboratori, nei reparti e persino con i medici che erano insieme ai pazienti. "Le mie competenze tecniche mi hanno aiutato a ottenere il lavoro, ma ho dovuto imparare a lavorare con le persone", dice. "E questo mi ha davvero cambiato." In seguito, è passato al settore vendite e marketing che, a suo dire, è stato "uno dei lavori più difficili che abbia mai fatto". Ha dovuto cambiare completamente il suo modo di pensare: da ragazzo che smontava le cose per capirne il funzionamento, ora doveva valutare il modo in cui le cose potevano essere percepite. "Gran parte di tutto ciò non aveva nulla a che fare con il prodotto. Dipendeva dalla facilità di collaborazione, dall'alta qualità del servizio e dalla fiducia che il cliente riponeva in te. All'inizio ho avuto qualche difficoltà."

"Le mie competenze tecniche mi hanno aiutato a ottenere il lavoro, ma ho dovuto imparare a lavorare con le persone. E questo mi ha davvero cambiato."

Sebbene provengano da contesti molto diversi, Simon e Russell hanno delle somiglianze importanti: entrambi sono scienziati, certo, ma sono anche ingegnosi, curiosi e capaci di risolvere i problemi. Ed è così che sono arrivati a Canon Medical Research Europe. Per Russell, tutto è iniziato dopo un viaggio nel Regno Unito per conseguire un master in bioinformatica. Per Simon, invece, è successo durante il suo dottorato di ricerca in farmacogenomica.

In contesti diversi, ma ugualmente pratici, hanno generato una grande quantità di dati che dovevano essere elaborati, compresi e da cui apprendere ("Ho trascorso molto tempo in laboratorio, lavorando con il DNA", aggiunge Simon). E avrebbero potuto aspettare che qualcun altro li elaborasse in un formato utilizzabile oppure capire come farlo da soli. "Così ho iniziato a programmare e… mi è piaciuto tantissimo. Ero alla fine del mio dottorato di ricerca e ho pensato che forse avrei dovuto considerare questa come la mia carriera." Anche Russell ha scoperto che la programmazione ha cambiato il suo modo di pensare al futuro. Così, invece di intraprendere il percorso del dottorato, decise di combinare le sue conoscenze scientifiche con un istinto commerciale appena acquisito e di candidarsi per un ruolo in Canon.

Oggi, come scienziati dell'IA, interpretano complessi set di dati biologici per aiutare i medici a prendere decisioni più intelligenti e rapide sulla cura dei pazienti. Attualmente, questo significa lavorare con enormi quantità di dati per comprendere e identificare le mutazioni genetiche nei tumori e come prevedere la probabilità che siano curabili, o addirittura che si ripresentino, senza ricorrere a procedure invasive come le biopsie. Ciò su cui lavorano oggi potrebbe davvero cambiare la vita domani.

Entrambi ritengono che la loro competenza professionale sia stata arricchita dalle esperienze maturate al di fuori dell'ambito universitario. Hanno superato le loro paure e affrontato le sfide con coraggio. Sono usciti dalla loro zona di comfort e sono stati in grado di sostenere persone anziane in difficoltà. "Quando guardo una scansione medica e vedo un tumore o un modello adatto allo studio delle malattie, mi rattristo perché so che questi dati provengono da persone reali", spiega Simon. "E conosco la realtà delle cure di fine vita." E anche se siedono davanti a schermi pieni di stringhe di codice, non lo dimenticano mai. Perché qual è lo scopo di tutto questo se non quello di offrirci la migliore opportunità possibile nella vita?

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