ARTICOLO

Perché il membro di Magnum Jean Gaumy utilizza per i suoi viaggi al polo nord solo obiettivi zoom?

Per le sue fotografie di paesaggi artici, il fotografo di Magnum Photos Jean Gaumy ha bisogno dell'attrezzatura più robusta e affidabile. Scatto realizzato con Canon EOS 5D Mark II e obiettivo Canon EF 24-105mm f/4L IS USM a 1/250 s, f/8 e ISO200. © Jean Gaumy / Magnum Photos

La fotografia ha portato il membro di Magnum Photos Jean Gaumy in alcuni dei luoghi più inospitali del mondo. Come pioniere dei progetti a lungo termine, si è avventurato dietro le sbarre di una prigione, all'interno degli iceberg al polo nord e in fondo all'oceano in un sottomarino nucleare.

Che si tratti di combattere le condizioni atmosferiche con i pescatori in mare per la sua raccolta Pleine Mer (o Men at Sea), di fotografare l'equipaggio del sottomarino nucleare francese Le Terrible o di documentare le conseguenze dei disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima, Jean è attratto dalle situazioni intense. "Sono interessato ai posti meno conosciuti. In questi spazi si trovano gli elementi essenziali della vita", rivela. "Fin dall'infanzia avevo il sogno di visitare luoghi come questi: sottomarini, il polo nord…"

A room strewn with discarded furniture and rubble, its bare concrete walls peeling.
La città fantasma di Pripyat in Ucraina, fotografata nel 2008, anni dopo essere stata evacuata in seguito all'incidente del reattore nella vicina Chernobyl. Scatto realizzato con Canon EOS 5D a 1/80 s, f/6.3 e ISO200. © Jean Gaumy / Magnum Photos

Spesso per la sua serie segue gruppi di persone che lavorano in circostanze pericolose: pescatori su pescherecci esposti al vento, scienziati di spedizioni in regioni polari remote o medici e vigili del fuoco francesi che eseguono prove di azione in caso di potenziali attacchi terroristici. Il suo rapporto con loro è di reciproco rispetto. "Come molti fotografi, sono veloce a costruire empatia con le persone, ma mantengo la necessaria distanza", dice. "Le persone che fotografo sentono che lavoro al loro fianco e che sono sinceramente interessato a quello che fanno".

Certe situazioni possono essere spaventose. "Non ho mai avuto paura nel senso di panico, ma ho provato una grande apprensione, sì" ammette il fotografo di Magnum. Vedere il numero di radiazioni su un contatore Geiger mentre scattava in mezzo al silenzio e alla calma di una foresta di Chernobyl è stato, dice, particolarmente inquietante. "Il pericolo è invisibile, incomprensibile e impercettibile. L'erba, l'aria, la natura diventano ostili".

Two crew members on the bridge of a submarine at dusk.
Al tramonto, sul ponte del sottomarino nucleare francese Le Terrible, i membri dell'equipaggio sono impegnati in attività di navigazione a pelo d'acqua prima dell'immersione. Il ponte è chiamato anche "la vasca da bagno", per motivi che diventano chiari quando arriva una perturbazione. Scatto realizzato con Canon EOS 5D Mark II a 1/4 s, f/2.8 e ISO3200. © Jean Gaumy / Magnum Photos

Ai confini della terra

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Dal 2008, Jean accompagna regolarmente un gruppo di scienziati impegnati nello studio dell'impatto dei cambiamenti climatici al polo nord. Documenta il loro lavoro, tuffandosi nel ghiaccio a temperature di -30ºC per raccogliere campioni destinati alla ricerca, ma anche per catturare i paesaggi artici, drammatici per intensità e in rapida scomparsa. È un processo che descrive come "bello ma molto frustrante".

"Al polo nord tutto richiede più tempo e più fatica rispetto alla vita normale. Anche camminare per brevi distanze, togliere le mani dalle tasche, eseguire qualche piccola azione tecnica, tutto richiede 12 volte lo stesso tempo", spiega Jean. "Ogni movimento comporta stanchezza a livello fisico. Dopo 8-10 ore di lavoro nel freddo glaciale, si inizia a soffrire e ci vuole molta tenacia per fare qualsiasi cosa. A volte non si riesce ad andare oltre i 100 metri semplicemente perché è pericoloso o perché si è esausti. Ecco perché in questi posti o quando lavoro sulle imbarcazioni uso obiettivi zoom. Adoro lavorare con gli obiettivi a focale fissa ma, in momenti difficili come questi, non è possibile. Sono troppo ingombranti".

In che modo gli obiettivi zoom sono meno ingombranti in queste situazioni? "Ho bisogno che la mia attrezzatura garantisca una certa versatilità" spiega Jean, "oltre a produrre risultati tecnici di altissimo livello. Tutto dipende dal tipo di lavoro che sto facendo. Ad esempio, sono appassionato di pesca e uso determinate canne o metodi per determinati tipi di pesci, luoghi o acque: fiumi, torrenti, stagni, mare. Con la fotografia è esattamente la stessa cosa.

Jagged rocks stand out in a snow-covered landscape, forming an almost abstract pattern.
Un paesaggio in Groenlandia che Jean ha fotografato nel corso di una spedizione polare. Scatto realizzato con Canon EOS 5DS R a 1/500 s, f/11 e ISO200. © Jean Gaumy / Magnum Photos

"Il mio kit per la fotografia di tutti i giorni è molto leggero ed essenziale, ma quando ho in programma qualcosa di tecnicamente più complesso, devo fare affidamento sulle straordinarie capacità di questi zoom e fotocamere Canon, anche se sono grandi e pesanti. Grazie a questo kit ho la sicurezza di poter fare tutto ciò che mi serve per il mio lavoro".

Per i suoi viaggi al polo nord il suo kit è composto dalle fotocamere Canon EOS 5D Mark IV e Canon EOS 5DS, e dagli obiettivi Canon EF 24-70mm f/2.8L II USM e Canon EF 70-200mm f/4L USM. "L'obiettivo 24-70mm è preciso, ma non dispone di uno stabilizzatore d'immagine, quindi tendo a usarlo in situazioni più tranquille, come quando ritraggo paesaggi. Lo uso con EOS 5DS in modo da avere la più alta risoluzione possibile. In termini di messa a fuoco, entrambi gli zoom sono reattivi.

"La mia attrezzatura Canon è efficiente, veloce, affidabile. In posti estremi come il polo nord queste caratteristiche sono fondamentali. "Ho bisogno di un'attrezzatura che non mi dia problemi, così da poter essere il più spontaneo possibile".

Spikes of vegetation stick up through the water in a flooded field
Jean ha trasformato questo paesaggio campestre allagato fotografato nel 2014 nella regione dei Pays de Caux in Normandia, Francia, in un'immagine astratta e grafica tramite la sua tecnica di composizione. Scatto realizzato con Canon EOS 5D Mark III e obiettivo Canon EF 70-200mm f/4L IS USM a 1/80 s, f/7.1 e ISO400. © Jean Gaumy / Magnum Photos
A close-up of a frozen puddle, with ripples in the ice forming leaf pattern.
Un primo piano di una pozzanghera scattato in Italia nel 2009. Scatto realizzato con Canon EOS-1Ds Mark III a 1/60 s, f/6.3 e ISO250. © Jean Gaumy / Magnum Photos

Il pioniere dei progetti

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Nato nel 1948, Jean ha sempre voluto fare il giornalista. Come primo impiego, ha iniziato a lavorare per un giornale locale, Paris Normandie, studiando nel frattempo letteratura a Rouen. Tuttavia, ha presto scoperto di poter esprimere tutto il suo potenziale tramite la fotografia. "Ero timido, una persona piuttosto solitaria", ammette. La fotografia era una scusa per "vedere cose, incontrare persone, mettermi alla prova". Trovava soddisfazione nell'esprimere la propria personalità attraverso la fotografia e tutto gli riusciva particolarmente bene.

Intorno ai venticinque anni ha quindi iniziato la realizzazione di due grandi serie che avrebbero rappresentato la sua consacrazione, L'Hopital e Les Incarcérés. "A quei tempi la maggior parte dei fotografi erano assunti dai giornali mentre io ero un giovane fotografo indipendente", ricorda Jean. All'epoca era insolito per un fotografo realizzare scatti per progetti che duravano diversi mesi, raccontando la vita quotidiana nelle grandi istituzioni pubbliche, ma Jean aveva deciso di andare comunque avanti per la sua strada, sempre con una bella dose di audacia.

"Sono riuscito a entrare in prigione [per Les Incarcérés] grazie al Ministro della Giustizia dell'epoca. Era stato il sindaco della città in cui vivevo. Mentre lavoravo per Paris Normandie, aveva convocato una conferenza stampa per parlare dei suoi piani. In questa occasione avevo chiesto direttamente a lui se avevo il permesso di entrare nelle carceri per scattare fotografie. Aveva risposto di sì. Così, qualche giorno dopo, mi sono presentato nel suo ufficio con un avvocato per ufficializzare questo permesso".

Clothes fluttering on a line look blurred.
La casa del custode del faro di Cordouan in Francia, fotografata nel 2013 come parte della serie di Jean sul faro, che si dice sia il più antico al mondo. Scatto realizzato con Canon EOS 5D Mark III e obiettivo Canon EF 24-105mm f/4L IS USM a 0,4 s, f/8 e ISO400. © Jean Gaumy / Magnum Photos

Vedendo il lavoro di Jean in mostra ai Rencontres d'Arles nel 1976, i membri di Magnum Marc Riboud e Bruno Barbey non hanno perso tempo, invitandolo a unirsi al collettivo. Nei quattro decenni trascorsi da allora, Jean ha costruito una carriera stellare specializzandosi nell'avventurarsi dove gli altri non sono soliti spingersi. Lungo la sua carriera, ha vinto due volte il Prix Nadar, premiato per la migliore raccolta fotografica dell'anno in Francia; è stato nominato Peintre de la Marine, titolo conferito dal Ministro della Difesa francese ad artisti che hanno dedicato il loro talento ai soggetti marittimi; inoltre, nel 2018 è stato ammesso alla prestigiosa Académie des Beaux-Arts francese.

Grazie alle ricche tonalità e alle composizioni ondulate, i paesaggi artici di Jean, dall'aspetto quasi astratto, sono di una bellezza mozzafiato. Si posizionano sulla delicata linea di confine tra documentario ed estetica che emerge in maniera sottile in tutto il suo lavoro.

Creare qualcosa di bello a partire da realtà spesso difficili può sembrare contraddittorio. "È un po' come essere funamboli", sostiene. "Tra quella che chiamiamo realtà e quella che indichiamo come bellezza sembra esserci ambiguità, ma perché la dura realtà non può essere bella?" Soprattutto, sottolinea, le sue immagini sono realizzate per essere leggibili.

Villagers in historic costume, including a girl in a striking white dress and a bonnet.
Gli abitanti di Rore, Calchesio e Villar in Piemonte celebrano ogni cinque anni la baio, una festa dalla tradizione millenaria. La fotografia di Jean cattura i costumi storici e le tradizioni. Scatto realizzato con Canon EOS 5D e obiettivo Canon EF 28-135mm f/3.5-5.6 IS USM a 1/50 s, f/4.5 e ISO640. © Jean Gaumy / Magnum Photos

Lavorare velocemente, lavorare lentamente

Anche dopo quattro decenni di viaggi, Jean non riesce a stare fermo. Al momento dell'intervista, sta portando avanti vari progetti - tra cui uno studio sul faro più antico del mondo a Cordouan, in Francia, una serie sul giardino del pittore Claude Monet a Giverny, sempre in Francia, e uno studio in Niger ispirato dal regista ed etnologo Jean Rouch - ma negli ultimi anni ha combinato il suo approccio documentaristico con uno sguardo più "contemplativo".

"Per la fotografia, come per tutti i mestieri, la formazione deve essere continua. Sto ancora imparando cose su me stesso e sul mondo", rivela. "Quando fotografo persone che lavorano, ad esempio, devo osservare e documentare le loro azioni, alla ricerca di momenti decisivi. Al contrario, quando ritraggo paesaggi, le montagne non si muovono e la luce cambia lentamente. Lavoro alternativamente con questi due registri, veloce e lento, ma posso essere veloce quando fotografo un paesaggio o lento quando fotografo le persone. In ogni caso, sono una persona che non corre, che guarda a fondo le cose".

Il consiglio di Jean ai fotografi che iniziano oggi è quello di essere tenaci, visto che lui stesso aveva 25 anni quando si è avvicinato al Ministro della Giustizia per chiedere il permesso di entrare nelle carceri. "Mantieni l'equilibrio. Sii te stesso, non mentire", dice. "All'inizio è importante allinearsi con i fotografi (o anche pittori, registi e altre persone che lavorano con le immagini) che ammiri e che possono influenzarti a sviluppare una cultura visiva". Ma ciò detto, "è anche importante essere fedeli alle proprie radici e alle proprie motivazioni. Non trascurare la tua identità". Si tratta di un consiglio che Jean stesso cerca di seguire, anche dopo 40 anni. "Cerco di essere me stesso, di essere sincero, di iniziare sempre come se fossi un principiante", rivela. "Devi mantenere la curiosità di un bambino".

Scritto da Rachel Segal Hamilton


Il kit di Jean Gaumy

Il kit essenziale usato dai professionisti per scattare le loro foto

Jean Gaumy with his kitbag over his shoulder standing in a windswept field

Fotocamere

Canon EOS 5D Mark IV

Questa reflex full-frame da 30.4 MP cattura dettagli incredibili, anche con contrasto estremo, mentre la modalità di scatto continuo a 7 fps consente di inseguire il momento perfetto. "Grazie a questo kit ho la sicurezza di poter fare tutto ciò che mi serve per il mio lavoro", rivela Jean.

Canon EOS 5DS

Aggiunge una risoluzione di 50.6 megapixel alla rapidità e alla semplicità di utilizzo di una reflex digitale, per catturare ogni momento con una ricchezza di dettagli superba. EOS 5DStrasformerà il tuo modo di guardare il mondo.

Obiettivi

Canon EF 24-70mm f/2.8

Dotato di un design ottico di ultima generazione, questo obiettivo include tre lenti asferiche che consentono di ottenere la massima qualità dell'immagine possibile in un obiettivo con questa lunghezza focale. "Ho bisogno che la mia attrezzatura garantisca una certa versatilità, oltre a produrre risultati tecnici di altissimo livello", sostiene Jean.

Canon EF 70-200 mm f/4L USM

Questo teleobiettivo zoom ad alte prestazioni offre un'eccellente qualità dell'immagine in una varietà di situazioni. Compatto e leggero, è un compagno di viaggio ideale. Jean dice: "La mia attrezzatura Canon è efficiente, veloce, affidabile".

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