“Con affetto dal mare, Devon” Scopri il Canon Fellow che sta aiutando il pubblico a riscoprire e amare le barriere coralline.

5 min.
•
Devon, completamente equipaggiata con l'attrezzatura da sub, riemerge dall'acqua vicino a una barca per immersioni. Immagine per gentile concessione di Amy Tune

“La cosa da fare è arrivare al cuore delle persone." E come si fa ad arrivare al cuore? Con le storie". – La dott.ssa Jane Goodall, nel sui intervento al World Economic Forum

Vuoi ascoltare una storia capace di toccarti il cuore? Un tempo, le barriere coralline della Florida erano un paradiso sottomarino, rigogliose foreste di corallo brulicanti di vita. Ma nel tempo sono diventate più sommesse e fragili. Secoli per crescere, una sola vita umana per deteriorarsi. Ora lottano per sopravvivere.

Non è una favola. La barriera corallina della Florida rimane la terza più grande del mondo, ma in pochi decenni ha perso oltre il 90% della propria copertura corallina. No, non è un errore di battitura. Il novanta per cento.

Di conseguenza, nel 2015, il dott. Diego Lirman ha creato un programma di ripristino dei coralli presso la University of Miami’s Rosenstiel School of Marine, Atmospheric and Earth Science chiamato Rescue a Reef (RAR - Salva una barriera corallina) e nel 2019, una partnership con Canon USA ha consentito di assumere stagisti a supporto del proprio lavoro. Sette anni dopo, questi Canon Fellows sono un pilastro del RAR, non solo come scienziati marini alle prime armi, ma anche come storyteller, utilizzando la tecnologia Canon per dare vita alle barriere coralline.

Nel 2022, Devon Ledbetter era una Canon Fellow. Oggi è Senior Research Associate and Programme Manager per Rescue a Reef, dove si occupa dell'inserimento e della supervisione delle nuove leve. "Penso che sia stato il nostro anno migliore fino a oggi". Quest’estate ben tre dei contenuti social che hanno ottenuto i risultati migliori di sempre portavano la firma dei nostri Fellow. "Hanno appena terminato, ma siamo rimasti talmente impressionati che abbiamo chiesto loro di restare come associati al programma. In sostanza, questo significa che li assumiamo part-time per continuare a lavorare e creare contenuti per noi".

Devon sott’acqua mentre si prende cura di frammenti di corallo fissati a una struttura sommersa.

Immagine per gentile concessione di Delaney McEvoy

Devon è seduta su una barca e scrive su una lavagnetta subacquea.

Immagine per gentile concessione di Melissa Borges

Come moltissimi scienziati marini, Devon ha iniziato a fare immersioni da giovane e, durante una vacanza, suo nonno le ha regalato la sua prima macchina fotografica subacquea, dando inizio a un portfolio che da allora non ha mai smesso di arricchire. Infatti, era talmente determinata a ottenere le certificazioni che, a soli 13 anni, ha realizzato un dossier completo (inclusa una presentazione PowerPoint!) per i suoi genitori, per convincerli a permetterle di partecipare a un programma di immersioni con pernottamento a bordo e diventare istruttrice subacquea certificata. "Non riuscivo a smettere di parlarne e ho fatto una presentazione gigantesca per loro. Se la sono bevuta", ride.

Quindi, naturalmente, quando per Devon arrivò il momento di andare all'università e scegliere un percorso per la propria carriera, la scelta evidente pareva essere lo studio delle scienze marine alla Rosenstiel School. Eppure, in qualche modo, c'era qualcosa che non quadrava. "Non mi sono mai sentita a mio agio negli studi in laboratorio, nei progetti di ricerca e nei corsi STEM", spiega. "Ma avevo dimestichezza con l'acqua e, anche senza essere esperti di ecosistemi oceanici, era facile notare che le cose stavano cambiando". Mi stavo accorgendo che la mia passione per le scienze marine non era intesa nel senso tradizionale del termine: mi interessava di più trovare un modo per colmare il divario tra la scienza e il pubblico".

Devon nuota sott'acqua vicino al fondale marino, tenendo in mano una lavagnetta subacquea.

Immagine per gentile concessione di Melissa Borges

Mentre si preparava a diventare istruttrice subacquea, ha trovato nella Rescue a Reef Canon Fellowship la sua strada. «Finalmente avevo trovato un modo per contribuire alla conservazione dei mari sfruttando la mia passione per la comunicazione», racconta sorridendo. "Opportunità così particolari possono essere difficili da trovare, ma questa mi ha dato la possibilità di lavorare sott'acqua, oltre ad acquisire competenze nella fotografia. Non potevo lasciarmela scappare".

Fece il colloquio con Dalton Hesley, Senior Research Associate del RAR, che ora è il capo di Devon, e ricorda quell'esperienza come se fosse ieri, comprese le farfalle nello stomaco. E conserva questo momento nella memoria quando si trova dall'altra parte del tavolo, intervistando studenti che sono, come lo era lei, desiderosi di far parte di questo programma unico, "È un momento incredibile, in cui il cerchio si chiude". Comprensibilmente, spesso chiedono com'è una giornata lavorativa. "E ci facciamo sempre una risata tra noi, perché ogni giorno è completamente diverso".

Alcuni giorni lavorava in laboratorio al restauro dei coralli, altri li trascorreva sott'acqua a scattare foto o alla scrivania a correggerne il colore ("non avevo mai avuto una formazione specifica in questo campo prima di diventare Canon Fellow, la correzione del colore ti insegna cos'è davvero la pazienza!"). Altri giorni venivano trascorsi a fare video editing o a svolgere operazioni di grafica per i social media. Negli ultimi due anni, questi compiti hanno acquisito un'importanza sempre maggiore, con i nuovi Fellows che si sono assunti la piena responsabilità degli account social di RAR e hanno creato una strategia di contenuti completa per l’organizzazione, riscuotendo un enorme successo.

Devon, sott'acqua, usa delle cesoie per lavorare sui coralli coltivati in vivaio che pendono da funi.

Immagine per gentile concessione di Hannah Heath

"La comunicazione scientifica è un settore emergente", spiega Devon. "È nuovissimo e, tradizionalmente, le opportunità di accedervi non sono state molte". Ma le cose stanno decisamente cambiando". Purtroppo, l'impulso principale deriva dal cambiamento climatico e dalla necessità di raccontare storie dei suoi effetti in un modo che riesca a raggiungere e lasciare un segno sulle persone. Ma lavorare con RAR ha insegnato molto, a lei e agli altri Canon Fellows, su cosa comporta tutto questo, arrivando persino a firmare le sue e-mail con "In bocca al pesce, Devon". Sa che le persone ricordano anche i minimi dettagli. Ed è importante.

"Vent'anni fa, il ruolo di 'Science Communication Specialist' praticamente non esisteva", aggiunge. "Ma ci stiamo accorgendo che la scienza non ha alcun valore per la società se non viene divulgata". Questi nuovi scienziati, inclusi i Canon Fellows, avranno competenze che prima non erano necessarie: dalla creazione di contenuti e la strategia per le campagne, fino al coinvolgimento delle comunità e al parlare in pubblico. «Ma ciò che conta davvero, è che queste competenze si uniscono alla nostra passione per fare la differenza a favore degli oceani e delle comunità», sottolinea Devon. In altre parole, raccontare storie che toccano il cuore. 

Sosteniamo iniziative concrete per preservare il fragile ecosistema dei coralli, Segui i progressi del nostro lavoro qui.

Articoli correlati