Il dibattito sull'IA: utilizzi, impatto e sfide

Quattro professionisti affermati raccontano come utilizzano l'IA nella fotografia e nel filmmaking, quale impatto sta avendo nei rispettivi settori e quali scenari immaginano per il futuro.
Una pre-visualizzazione generata dall'IA mostra una stanza attraversata dalla luce che entra da grandi finestre laterali, illuminando tappeti, arredi e una persona seduta su un divano.

Scena generata con il software di pre-visualizzazione Set.a.Light. La direttrice della fotografia Tania Freimuth spiega: "Puoi costruire virtualmente un ambiente, farlo somigliare alla location in cui andrai a girare e inserire al suo interno personaggi, aggiungendo poi camere e luci comunemente utilizzate sul set". © Elixxier Software GmbH

Tutti parlano dell'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nella fotografia, nella produzione video e nella creazione di contenuti, della diffusione dei cosiddetti "AI slop" e dell'impatto che l'IA sta avendo sul lavoro e sulle prospettive professionali di chi opera nel settore. Per approfondire questi temi, abbiamo riunito quattro importanti fotografi e filmmaker Canon attivi in ambiti molto diversi tra loro.

"Il volto del nostro settore sta cambiando", osserva il fotografo e direttore della fotografia Clive Booth, uno dei partecipanti alla tavola rotonda. "Come possiamo evolverci insieme a questo cambiamento? Come possiamo restare un passo avanti? Ognuno di noi affronta questa trasformazione in modo diverso".

Ecco alcuni dei passaggi più interessanti emersi dalla conversazione.

Primi piani delle Canon Ambassador Elisa Iannacone e Wanda Martin.

Moderatrice della tavola rotonda, Elisa Iannacone (a sinistra) è fotografa, direttrice della fotografia e speaker. Ha iniziato la propria carriera nel reportage di guerra, ma i suoi lavori più recenti fondono giornalismo e realismo magico per affrontare temi cruciali attraverso una prospettiva emotiva e profondamente umana. Negli ultimi anni ha approfondito il tema dei media sintetici, analizzandone le implicazioni etiche e il loro impatto sulla creazione delle immagini, ottenendo recentemente una certificazione dell'Università di Helsinki in Ethics of AI.

Wanda Martin (a destra) è un'artista visiva concettuale che fonde il mondo della fine art con quello dell'alta moda. La sua fotografia ha un'estetica fortemente pittorica, romantica e talvolta sovversiva. Ama la stampa tradizionale e racconta di ispirarsi alla ritrattistica rinascimentale, all'attitudine d'avanguardia della Confraternita dei Preraffaelliti degli anni Quaranta dell'Ottocento e all'estetica delle sottoculture ribelli del Novecento, in particolare al rock 'n' roll.

Ritratti dei Canon Ambassador Tania Freimuth e Clive Booth.

La direttrice della fotografia Tania Freimuth (a sinistra) ha iniziato la propria carriera realizzando videoclip musicali per MTV, per poi lavorare per diversi anni nel settore pubblicitario prima di dedicarsi a film e serie TV pluripremiati. Oggi lavora principalmente nel cinema indipendente e nei lungometraggi, ed è spesso attratta da storie incentrate su figure femminili, come il film biografico dedicato a Cynthia "Cyn" Lennon, prima moglie di John Lennon. È riconosciuta per la sua competenza tecnica ed è molto richiesta anche come fotografa, docente e mentore.

Dopo una brillante carriera come graphic designer, Clive Booth (a destra) è stato invitato a fotografare il backstage della London Fashion Week, sviluppando uno stile fortemente atmosferico, caratterizzato da una messa a fuoco selettiva e dall'utilizzo della luce naturale disponibile. Lavora sia come fotografo sia come filmmaker, concentrandosi soprattutto su ritratto e moda, ed è noto per il suo amore per la stampa e per la sperimentazione con nuove tecnologie, inclusa la VR immersiva. Da diversi anni seleziona con grande attenzione progetti che ritiene meritino una maggiore visibilità, tra cui storie dedicate agli equipaggi volontari delle scialuppe di salvataggio.

Come i professionisti utilizzano l'IA nel proprio workflow

Elisa Iannacone: Come state integrando l'IA nel vostro lavoro quotidiano?

Tania Freimuth: Nella pre-produzione, ad esempio per visualizzare un set. Poi ci sono le applicazioni di image generation che si possono usare per moodboard o storyboard.

Che si lavori come fotografi o direttori della fotografia, tutti siamo alla ricerca della stessa qualità d'immagine elevata. Con schermi domestici sempre più grandi, le persone osservano i contenuti con maggiore attenzione, e questo alza inevitabilmente le aspettative. Alcuni film di genere con un'estetica quasi documentaristica si distinguono proprio per il loro look volutamente più grezzo, ma l'IA ha favorito altri generi cinematografici, e forse anche la fotografia, perché permette di ottenere immagini più curate e raffinate.

Clive Booth: Per quanto mi riguarda, l'IA entra in gioco soprattutto nella post-produzione. Nel mio caso utilizzo Adobe Lightroom1 e strumenti di ritocco basati sull'IA2. Tuttavia, non creo immagini con l'IA. Ogni tanto utilizzo l'IA generativa anche nella scrittura, ma solo se devo sintetizzare grandi quantità di testo – e poi finisco comunque per riscriverlo sei o sette volte.

Wanda Martin: conosco molti fotografi che usano l'IA per creare concept art e moodboard, ma personalmente preferisco un approccio molto old-school: uso Pinterest, fotogrammi di film, dipinti e altri riferimenti visivi, e poi compongo tutto manualmente in PDF. Uso invece l'IA nella post-produzione, ed è uno strumento eccellente perché accelera notevolmente l'intero processo. Non creo nuovi elementi né sostituisco nulla: mi aiuta semplicemente a rimuovere dettagli di disturbo o pieghe negli sfondi per renderli più puliti. Mi fa risparmiare moltissimo tempo.

A technician wearing purple gloves works on the circuitry of a Canon camera on a table.

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L'interfaccia dell'app Set.a.Light mostra la pre-visualizzazione di una stanza, con controlli laterali e diverse sorgenti luminose selezionabili nella parte inferiore per costruire il set virtuale.

Secondo Tania, app basate sull'IA come Set.a.Light possono far risparmiare molto tempo e denaro nella fase di pre-visualizzazione. Consentono di costruire un set virtuale, posizionare camere e luci, anticipare i problemi e definire il setup ideale prima ancora di arrivare sul set reale. © Elixxier Software GmbH

Elisa: c'è stato il celebre caso di Steve McCurry, che aveva rimosso alcune persone da immagini documentaristiche per renderle più estetiche, suscitando però molte polemiche. Ovviamente si tratta di un ambito fotografico molto specifico, ma secondo voi fin dove ci si può spingere?

Wanda: anche nell'era analogica, prima di Photoshop, i ritoccatori eliminavano persone dalle fotografie. L'IA è semplicemente uno strumento che può aiutarci. Il problema nasce quando l'IA inizia a sostituire i creativi. I clienti vedono che l'IA rende tutto più veloce e improvvisamente non servono più un fotografo, uno stylist, un hair stylist, un make-up artist o persino una modella.

L'anno scorso ho realizzato una mostra con stampe gigantesche alte due metri. Stavo sperimentando con l'IA e ho utilizzato un'app per creare animazioni generate a partire dalle mie immagini. Ha aggiunto un livello ulteriore, quasi giocoso, alle fotografie, ma non ho sostituito nessuno né eliminato la componente umana – anche se non ho coinvolto un artista 3D, quindi forse, in un certo senso, ho sostituito lui…

Tania: è una questione complessa, vero? Come creator, l'IA ti offre la possibilità di portare il tuo lavoro a un altro livello o in una direzione diversa. Da questo punto di vista, si potrebbe dire che sia uno strumento che amplia le possibilità creative. E a quel punto non sono sicura che stia davvero togliendo lavoro alle persone, perché stiamo parlando dell'espressione di un singolo artista.

Clive: dal punto di vista del ritocco, è incredibile quanta potenza offrano oggi i software per rimuovere elementi dalle immagini. Vent'anni fa esistevano veri e propri studi di ritocco a Londra e i costi erano molto elevati. Anche solo pochi anni fa, un intervento del genere poteva rappresentare un lavoro importante. Oggi invece è possibile fare moltissime più cose. Credo che l'impatto dell'IA sia enorme. È questa la parola che userei.

Wanda: Sicuramente oggi ho meno lavoro rispetto a un paio di anni fa, soprattutto nel settore commerciale. Continuo a realizzare editoriali fashion e a collaborare con molti musicisti ed etichette discografiche, ma sul fronte advertising spesso si utilizza un fotogramma tratto da un film oppure si chiede a un direttore della fotografia di realizzare uno scatto. Oppure si usa direttamente l'IA per generare l'immagine della campagna.

Un ritratto in bianco e nero, realizzato in condizioni di luce estremamente ridotta, ritrae un ballerino che guarda direttamente verso l'obiettivo, con piccole gocce di sudore sulla fronte. Scatto realizzato da Clive Booth con Canon EOS R5 Mark II e obiettivo Canon RF 50mm F1.2 L USM.

"Un paio di anni fa ho fotografato un balletto al Sadler's Wells, scattando lateralmente dal palco in condizioni di luce estremamente scarsa e con ISO molto elevati", racconta Clive. "Ho importato i file in Adobe Lightroom1 e ho provato la riduzione del rumore basata sull'IA. Sono rimasto davvero sbalordito, e da allora ha completamente cambiato il mio approccio a questo tipo di shooting". Lo strumento ha ridotto il rumore mantenendo intatti i dettagli più delicati della pelle e persino le gocce di sudore sul volto del soggetto. Scatto realizzato con Canon EOS R5 Mark II e obiettivo Canon RF 50mm F1.2 L USM a 1/200 s, f/1.4 e ISO 3.200. © Clive Booth

Uno scatto di gruppo in bianco e nero, realizzato in condizioni di luce molto ridotta, ritrae alcuni ballerini dietro le quinte, mentre sullo sfondo altre figure appaiono quasi pittoriche. Scatto realizzato da Clive Booth con Canon EOS R5 Mark II e obiettivo Canon RF 50mm F1.2 L USM.

"Ho scelto di seguire una forma di storytelling il più autentica possibile", racconta Clive. "Avevo instaurato un rapporto con il Birmingham Royal Ballet e mi è venuta l'idea di fotografare i performer nei primissimi istanti dopo l'uscita dal palco, durante o al termine di uno spettacolo, perché la vita di chi danza a livelli professionali è estremamente intensa e impegnativa. E naturalmente è fatta di lacrime, dolore, risate, sollievo… un intero universo di emozioni che, credo, l'IA non sia in grado di riprodurre". Scatto realizzato con Canon EOS R5 Mark II e obiettivo Canon RF 50mm F1.2L USM a 1/100 sec, f/1.8 e ISO 3.200. © Clive Booth

L'impatto dell'IA: fin dove può spingersi?

Elisa: Wanda, hai parlato della creazione di animazioni a partire dalle tue immagini. Dato che il tuo lavoro ha già una forte componente concettuale, cosa ti impedirebbe di generare direttamente le immagini? Perché per te è ancora importante crearle come fotografa?

Wanda: mi piace lavorare con le mani. Mi piace dipingere personalmente gli sfondi. Non credo che arriverei mai a creare tutto completamente con l'IA, anche se mi renderebbe la vita più semplice. Anzi, sinceramente credo che farei il percorso opposto e tornerei completamente all'analogico.

È un po' quello che è successo quando è stata inventata la fotografia e i pittori erano terrorizzati all'idea di non essere più necessari. Ma, in un certo senso, la fotografia li ha liberati dalla necessità di rappresentare la realtà in modo fedele. E poi sono arrivate le avanguardie, l'impressionismo, l'arte astratta. Non so se una liberazione simile avverrà anche per noi, ma spero che digitale, analogico e IA possano diventare linguaggi diversi capaci di convivere. L'analogico, del resto, sta già vivendo una rinascita. Personalmente ho iniziato a sperimentare anche il collodio umido e altre tecniche antiche. Sarebbe entusiasmante poter utilizzare tutto insieme in una sorta di progetto mixed media – combinando IA, collodio umido, scatti digitali e collage di elementi differenti.

Elisa: Tania, come stai vivendo tutto questo nel mondo della cinematografia?

Tania: personalmente non in modo troppo drastico, perché i vari strumenti finiscono per occupare spazi differenti. La VR, ad esempio, viene utilizzata soprattutto per film, spot pubblicitari o videoclip musicali. Nel settore indipendente, che è quello in cui continuo a lavorare, non possiamo comunque permetterci quei budget. E anche i tempi necessari per utilizzare questo tipo di tecnologia sono estremamente lunghi. Quindi nel mondo indie tutto rimane comunque un po' più low-fi.

Credo però che ci sia ancora spazio, perché oggi c'è troppa uniformità. Le persone si stancano e iniziano a cercare qualcosa di diverso. Forse riusciremo a convivere con la tecnologia IA ricordandoci di essere un po' diversi, autentici.

Non smetterei mai di voler creare e di raccontare la storia di qualcuno attraverso il processo creativo. Questo non lo si può ottenere con un'immagine generata, perché per la persona coinvolta non esiste alcun percorso reale, giusto? Ed è proprio questa la parte che credo la tecnologia non possa sostituire. Posso generare splendidi ballerini, posso creare ottima fotografia concettuale e posso persino realizzare un grande film usando strumenti IA. Quello che non posso ricreare è il percorso che tutte quelle persone hanno vissuto insieme. Quella componente umana non può essere sostituita.

Elisa: qualcuno che utilizza strumenti IA potrebbe creare qualcosa di valido quanto ciò che realizzi tu, o persino migliore?

Tania: sarebbe comunque qualcosa di diverso, inevitabilmente, perché quella persona non è me e non è te. Tornando al punto di prima: tutto nasce da te, e dal fatto che stai raccontando il percorso di qualcun altro. Quindi il risultato sarebbe diverso.

Wanda: un mio caro amico mi ha detto: "Sai, Wanda, la fotografia è morta". E io ho pensato: no, non voglio crederci. Ma il suo lavoro ha sempre avuto un'estetica molto artificiale, quasi plastificata. Quindi forse questo è vero per il suo genere e per il suo stile visivo. Esistono però molti generi – il documentario, la street photography, la fotografia di matrimonio e, secondo me, anche il ritratto – che hanno assolutamente bisogno della componente umana.

Clive: A un certo punto della mia vita sono arrivato a pensare che volevo che il mio lavoro lasciasse un'eredità, non solo per me ma anche per le persone che fotografo. È stato allora che ho iniziato a dedicarmi davvero ai passion project. Volevo che il mio lavoro fosse il più autentico possibile. Mi ci sono voluti dieci anni per arrivare a questo punto, ed è una strada molto difficile, non lo nego. Ma quando le commissioni hanno iniziato a diminuire, in un certo senso ho iniziato a inventare il mio lavoro. E i finanziamenti possono arrivare da fonti diverse.

Un tecnico con guanti di colore viola lavora sulla circuiteria di una fotocamera Canon su un tavolo.

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Davanti a uno sfondo che ricorda un dipinto preraffaellita, una modella truccata da fata, con orecchie appuntite e morbide ali bianche, si piega in avanti lasciando cadere i lunghi capelli ramati quasi fino alle ginocchia. Ritratto fantasy realizzato da Wanda Martin.

Generato dall'IA? No. Wanda Martin ha realizzato questa immagine fantasy fotografando una modella reale, con make-up e props reali accuratamente scelti. L'immagine è stata stampata in grande formato, alta circa due metri, per una mostra. Successivamente Wanda ha utilizzato Artivive, un'app di realtà aumentata, per creare un'animazione basata sull'immagine (generata con l'IA, a destra), che i visitatori potevano visualizzare tramite smartphone inquadrando la stampa fisica, dando così vita all'opera in forma digitale.

Elisa: pensate che l'IA stia ampliando di nuovo l'accesso alla fotografia e al filmmaking, un po' come hanno fatto gli smartphone?

Wanda: mio fratello è graphic designer e utilizza l'IA anche per creare concept art. Dice che, in pratica, chiunque può generare centinaia e centinaia di immagini con l'IA. Ma alla fine bisogna comunque saper scrivere i prompt e, per scegliere davvero un'immagine valida, servono ancora conoscenze di illuminazione, composizione e storytelling.

Per questo, se qualcuno è agli inizi, io consiglierei comunque di prendere prima in mano una fotocamera analogica, imparare diaframma, tempo di scatto e sensibilità, e solo dopo passare al digitale. E una volta fatto tutto questo percorso, quando inizi davvero a sviluppare un gusto estetico e una tua sensibilità, allora forse puoi iniziare ad avvicinarti anche all'IA. Per utilizzare bene l'IA servono comunque una visione chiara, gusto e una precisa identità estetica.

Elisa: quel percorso di apprendimento dall'analogico al digitale è lo stesso che ho fatto anch'io. Temo però che le nuove generazioni possano guardarlo pensando che sia qualcosa di ormai superato. Ma credo che quello di cui parlavi sia, in fondo, la ricerca della propria voce. Limitarsi a rielaborare ciò che altri hanno già creato per trasformarlo in qualcosa di nuovo mi ricorda un po' l'esperienza di visitare una galleria e osservare opere realizzate da qualcun altro: non stai vivendo in prima persona quel processo di elaborazione, assimilazione e sintesi. Ho la sensazione che quel percorso necessario per trovare la propria voce creativa e la propria intuizione diventerà forse sempre più difficile.

Clive: c'è una parola che vorrei introdurre nella conversazione, mestiere. Perché alla fine ruota tutto attorno al mestiere.

Elisa: adoro questa parola, mestiere, perché credo che l'idea di soffrire per l'Arte non nasca dal nulla. Penso che tutti qui sappiano che è quasi come se fosse stata l'Arte a scegliere voi. E da quel momento diventate in qualche modo prigionieri di questa vita.

Clive: oggi disponiamo di tecnologie straordinarie, di obiettivi incredibili, e sto lavorando con le migliori fotocamere che abbia mai avuto. Ma conta meno la tecnologia e molto di più la persona: tutto il patrimonio creativo e intellettuale che ciascuno di noi porta con sé, tutta la nostra esperienza, tutta la nostra conoscenza – non solo nella fotografia o nel filmmaking, ma nella vita stessa. E conta anche la possibilità di trasmettere tutto questo attraverso iniziative come il Canon Young People Programme.

Wanda: è fondamentale sostenere i fotografi giovani ed emergenti e aiutarli a sviluppare la propria voce. Perché, sì, alla fine è proprio questo ciò che l'IA non può replicare.

Tania: anch'io insegno e mi accorgo sempre di più che parlo alle persone proprio di questo: sviluppare una propria voce, concentrarsi su ciò che portano personalmente nel processo creativo e su chi sono davvero. E naturalmente anche sulle basi del mestiere e della pratica.

Credo che chi entra oggi nel settore abbia una curiosità innata. Per esempio, molti trovano affascinante la pellicola proprio perché tutti gli altri stanno andando nella direzione opposta. Quindi penso che la vera sfida sia mantenere viva quella scintilla.

Una modella con giacca nera e gonna plissé posa davanti a uno sfondo dipinto a mano raffigurante un paesaggio. Scatto fashion realizzato da Wanda Martin.

Wanda ama inserire elementi dal gusto pittorico, come lo sfondo dipinto a mano visibile qui, anche nei servizi moda più semplici. Ma questi elementi, così come le modelle che sceglie, devono essere reali e non generati dall'IA: "devono mantenere quella componente umana". Inoltre spiega: "Mi è sempre piaciuto inserire anche un accenno rock 'n' roll o legato alle sottoculture. Nella scelta dei modelli ho sempre cercato persone interessanti, come un musicista punk con un dente mancante, per esempio. Per questo il mio casting tende in modo naturale verso un'estetica quasi documentaristica, e credo sia importante". Allo stesso tempo, è felice di usare l'IA per creare ciò che nel mondo reale non sarebbe possibile (come il video generato dall'IA mostrato a destra, costruito a partire da uno scatto iniziale posato).

I professionisti sono entusiasti dell'IA o ne sono preoccupati?

Elisa: se esistesse una sorta di scala che va dall'entusiasmo alla preoccupazione rispetto all'IA e alla direzione che sta prendendo, dove vi collochereste personalmente?

Clive: direi nel mezzo, forse leggermente spostato verso una visione positiva, ma senza sbilanciarmi completamente. Non sono un grande scettico, perché sono sempre stato un early adopter. Amo le nuove tecnologie. Ma non fino al punto dell'IA generativa. Per un progetto avevo pensato di utilizzare l'IA generativa al posto di un volume stage, e alcuni colleghi mi dissero: "Ma così utilizzeresti la proprietà intellettuale di altre persone". E in quel momento ho capito che avevano assolutamente ragione. Non posso più farlo. È immorale.

Ormai, in parte, il danno è fatto. Non so nemmeno se sia davvero possibile contrastare tutto questo. Ma non dobbiamo arrenderci, e un modo per farlo è non firmare contratti che prevedano un utilizzo illimitato delle nostre immagini – non cedete il vostro lavoro all'IA. Certo, magari così si rischia di perdere un incarico. E capisco perfettamente che, se si ha una famiglia da mantenere, la questione diventa diversa. Forse forum, podcast, webinar e altri strumenti possono aiutare le persone a comprendere meglio gli aspetti concreti e legali di tutto questo.

Mi è già capitato molte volte in passato, soprattutto nella pubblicità. Avrete sicuramente visto clausole come: "diritti di utilizzo illimitati e senza scadenza". Se vi capita, non firmate. Oggi, con l'IA, questi vengono presentati come semplici incarichi. Ma non è davvero così. In realtà le big tech stanno accumulando di tutto.

Alla fine però l'IA finirà per divorare sé stessa, perché continuerà a generare contenuti che verranno poi riutilizzati ancora dall'IA stessa e, non so, forse tutto finirà per trasformarsi in una sorta di massa indistinta.

Tania: credo che, se la questione riguarda il denaro, quei soldi continuino comunque a essere spesi, semplicemente vengono spesi altrove. Penso per esempio a Unreal Engine, che è uno dei grandi motori della virtual production: i costi sono elevati. E poi ci sono i tempi di produzione, che possono andare da uno a tre mesi. Alla fine, non sono sicura che ci sia davvero un risparmio concreto.

Elisa: credo che, in questo caso, esista una differenza tra fotografia e cinematografia. Nel mondo dell'immagine fotografica, penso che l'IA abbia effettivamente eliminato molti lavori in tempi molto rapidi.

Wanda: sì, purtroppo sono d'accordo con te. Ma allo stesso tempo Clive aveva ragione: l'IA ci offre anche più libertà e più tempo per sperimentare e dedicarci a progetti personali o concettuali. Per questo anch'io mi colloco un po' nel mezzo, e continuo a essere molto curiosa. Sto cercando di imparare a utilizzare l'IA e di considerarla come un nuovo medium da combinare con immagini analogiche e digitali.

Un ragazzo siede a un tavolo allestito per una festa, coperto da una tovaglia blu, con palloncini colorati e una scritta "happy birthday" sullo sfondo. Intorno a lui, però, si vedono macerie ed edifici distrutti, mentre altre persone nell'inquadratura tengono carriole, picconi e altri strumenti di lavoro. Ritratto dal tono quasi fiabesco realizzato da Elisa Iannacone con Canon EOS R5 C e obiettivo Canon RF 24-70mm F2.8 L IS USM.

Anche in questo caso, l'immagine non è generata dall'IA. Questa scena di forte impatto fa parte della serie "Hope in the Rubble" di Elisa Iannacone, realizzata tra Siria e Ucraina. Il 6 febbraio 2023, racconta Elisa, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il sud della Turchia e il nord della Siria, devastando una regione già segnata da anni di conflitto. Per un bambino il cui compleanno cadeva proprio quel giorno, la gioia della festa si è intrecciata con "la tristezza e l'incertezza di una tragedia che ha cambiato le nostre vite", come lui stesso racconta. Come sottolinea Elisa, ciò che cerca di catturare non è soltanto l'immagine, ma soprattutto la storia che la sostiene: "la parte insostituibile della creazione visiva è la componente umana". Scatto realizzato con Canon EOS R5 C e obiettivo Canon RF 24-70mm F2.8 L IS USM a 38mm, 1/200 s, f/9 e ISO 250. © Elisa Iannacone

Un ritratto in bianco e nero, realizzato in condizioni di scarsa illuminazione, mostra due ballerini: uno bacia la guancia dell'altro mentre appoggia il mento sulla sua spalla da dietro. Scatto realizzato da Clive Booth con Canon EOS R5 Mark II e obiettivo Canon RF 50mm F1.2 L USM.

"Dobbiamo adattarci", afferma Clive. "Dobbiamo reinventarci, trovare nuovi modi per vivere del nostro lavoro senza smettere di essere artisti. Per quanto mi riguarda, ho scelto di spingermi ancora di più nella direzione dell'autenticità. So che è una parola abusata, ma qui parliamo di ritratti reali di persone reali, spesso colte nel dolore, nelle lacrime o in momenti di grande intensità emotiva. Sono immagini bellissime da realizzare, non lo nego. Ma prima di tutto sono narrazione". Scatto realizzato con Canon EOS R5 Mark II e obiettivo Canon RF 50mm F1.2 L USM a 1/100 s, f/1.4 e ISO 3.200. © Clive Booth

Cosa vedono i professionisti nel futuro dell'IA

Elisa: per concludere, qual è l'aspetto che vi preoccupa di più e quale invece vi entusiasma maggiormente?

Wanda: mi spaventa l'idea che molte persone creative possano essere sostituite dall'IA, e che anch'io possa avere sempre meno lavoro. Ma allo stesso tempo mi entusiasmano le possibilità che offre e tutto il tempo libero che può restituirmi grazie al tempo che mi fa risparmiare.

Tania: quello che mi preoccupa è la perdita di autenticità nella creatività, il fatto che tutto rischi di diventare generico. È una tendenza che percepisco chiaramente e a cui cerco di resistere, sperando che anche altri scelgano di farlo. Allo stesso tempo, trovo entusiasmanti gli sviluppi nella post-produzione fotografica, ma continuerò comunque a uscire a scattare con la mia macchina fotografica. Saranno soprattutto i passion project a spingermi a continuare a creare.

Clive: mi preoccupa molto il fatto che il lavoro delle persone venga rubato. E credo che dire "rubato" non sia affatto un'esagerazione. Questi sistemi setacciano continuamente il web raccogliendo i nostri contenuti. Mi preoccupa anche il futuro di alcune professioni – per esempio il modelling – perché penso che saranno tra le più colpite. Detto questo, guardando al futuro resto ottimista. Quando vedo le innovazioni che stanno arrivando, come strumenti di riduzione del rumore sempre più evoluti o tecnologie VR più accessibili, non posso fare a meno di entusiasmarmi. Dove ci porterà l'IA, nessuno può saperlo. Io cerco di affrontarla con più ottimismo che pessimismo. Credo che, entro certi limiti, dovremmo imparare ad accoglierla, senza però perdere consapevolezza di ciò che la rende possibile e del prezzo che comporta.

Alex Summersby
  1. Adobe, Lightroom e Photoshop sono marchi o marchi registrati di Adobe negli Stati Uniti e/o in altri Paesi.
  2. Altri strumenti di riduzione del rumore e miglioramento dell'immagine basati sull'IA sono già disponibili. Il Neural Network Image Processing Tool (abbonamento richiesto), disponibile nel software Digital Photo Professional di Canon e online su image.canon, è in grado di ridurre in modo intelligente rumore, jaggies, moiré e falsi colori, analizzando il contenuto dell'immagine e preservando l'autenticità dello scatto originale. L'innovativo Neural Network Upscaling Tool di Canon può raddoppiare la risoluzione di un'immagine con risultati molto più fotorealistici rispetto all'upscaling convenzionale. Anche questo strumento richiede un abbonamento, ma non è necessario sottoscriverne uno aggiuntivo se si è già abbonati al Neural Network Processing Tool.

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