I professionisti sono entusiasti dell'IA o ne sono preoccupati?
Elisa: se esistesse una sorta di scala che va dall'entusiasmo alla preoccupazione rispetto all'IA e alla direzione che sta prendendo, dove vi collochereste personalmente?
Clive: direi nel mezzo, forse leggermente spostato verso una visione positiva, ma senza sbilanciarmi completamente. Non sono un grande scettico, perché sono sempre stato un early adopter. Amo le nuove tecnologie. Ma non fino al punto dell'IA generativa. Per un progetto avevo pensato di utilizzare l'IA generativa al posto di un volume stage, e alcuni colleghi mi dissero: "Ma così utilizzeresti la proprietà intellettuale di altre persone". E in quel momento ho capito che avevano assolutamente ragione. Non posso più farlo. È immorale.
Ormai, in parte, il danno è fatto. Non so nemmeno se sia davvero possibile contrastare tutto questo. Ma non dobbiamo arrenderci, e un modo per farlo è non firmare contratti che prevedano un utilizzo illimitato delle nostre immagini – non cedete il vostro lavoro all'IA. Certo, magari così si rischia di perdere un incarico. E capisco perfettamente che, se si ha una famiglia da mantenere, la questione diventa diversa. Forse forum, podcast, webinar e altri strumenti possono aiutare le persone a comprendere meglio gli aspetti concreti e legali di tutto questo.
Mi è già capitato molte volte in passato, soprattutto nella pubblicità. Avrete sicuramente visto clausole come: "diritti di utilizzo illimitati e senza scadenza". Se vi capita, non firmate. Oggi, con l'IA, questi vengono presentati come semplici incarichi. Ma non è davvero così. In realtà le big tech stanno accumulando di tutto.
Alla fine però l'IA finirà per divorare sé stessa, perché continuerà a generare contenuti che verranno poi riutilizzati ancora dall'IA stessa e, non so, forse tutto finirà per trasformarsi in una sorta di massa indistinta.
Tania: credo che, se la questione riguarda il denaro, quei soldi continuino comunque a essere spesi, semplicemente vengono spesi altrove. Penso per esempio a Unreal Engine, che è uno dei grandi motori della virtual production: i costi sono elevati. E poi ci sono i tempi di produzione, che possono andare da uno a tre mesi. Alla fine, non sono sicura che ci sia davvero un risparmio concreto.
Elisa: credo che, in questo caso, esista una differenza tra fotografia e cinematografia. Nel mondo dell'immagine fotografica, penso che l'IA abbia effettivamente eliminato molti lavori in tempi molto rapidi.
Wanda: sì, purtroppo sono d'accordo con te. Ma allo stesso tempo Clive aveva ragione: l'IA ci offre anche più libertà e più tempo per sperimentare e dedicarci a progetti personali o concettuali. Per questo anch'io mi colloco un po' nel mezzo, e continuo a essere molto curiosa. Sto cercando di imparare a utilizzare l'IA e di considerarla come un nuovo medium da combinare con immagini analogiche e digitali.